L’ultimo atto del divo Giulio

giulio_andreotti“Il viale del tramonto è lungo e bello, Dio me lo conservi”. Lo diceva già molto tempo fa Giulio Andreotti, guardando con distacco agli uomini e alle epoche che passavano mentre lui, serafico, inossidabile, era sempre lì: una vita fra i banchi di Montecitorio dal 1946, anno dell’Assemblea costituente che avrebbe dato il via alla storia repubblicana. E lui l’ha dominata, nel bene e nel male, quella storia, “democristiano atipico” spesso criticato dai suoi stessi compagni di partito, chiamato in causa nelle più nere vicende italiane, dalla loggia P2, agli omicidi Pecorelli e Dalla Chiesa, passando per il sequestro Moro. Ombre dalle quali si era sempre difeso senza urlare, mostrando rispetto per i giudici e accettando di comparire in tribunale fermo, composto, deciso a dare la sua versione dei fatti.

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