“Punto di fuga”: lettere da un tempo sospeso

All’inizio un leggero spaesamento, poi ci si adegua al ritmo delle lettere: un continuo oscillare tra passato e presente, con la nostalgia che avvolge i pensieri e deforma la realtà. In Punto di fuga Mikhail Shishkin disegna le vite di due giovani innamorati, Volodja e Saška, attraverso le parole che i due si scambiano a distanza: lui manda resoconti dal fronte, lei bollettini di vita quotidiana da una città di provincia. Ma è un dialogo che non trova mai reale compimento: i destinatari sembrano sempre più lontani, ognuno intrappolato nel proprio mondo. Le lettere si accavallano senza aspettare una risposta, i piani temporali sono sfalsati: se gli scritti di Volodja si consumano nel tempo breve e feroce della guerra, quelli di Saška si dilatano a comprendere una vita intera, con i suoi dolori e le sue aspettative deluse.

Continua a leggere…

“Euforia”: se l’ossessione amorosa oscura il talento

È indiscutibile che il talento femminile ai tempi del patriarcato sia subordinato al giudizio sulla vita privata di chi lo possiede, e la figura di Sylvia Plath è l’epitome di questa realtà. La sua depressione cronica e la storia tormentata con Ted Hughes, sfociati nel suicidio a 31 anni, hanno preso il sopravvento, nei media e nell’immaginario collettivo, su un talento letterario che ha generato La campana di vetro e un’opera poetica degna del Pulitzer.

Continua a leggere…

“Un amore”, soffocare nella nebbia fitta dell’incomunicabilità

Uno dei meriti di “Un amore” di Sara Mesa è la capacità di disorientare. È un romanzo che fa trattenere il respiro, come succede davanti a un quadro di difficile interpretazione: i colori sono scuri, le figure nebulose, traspare un senso di inquietudine, ma chi guarda non riesce a superare l’incertezza, non saprebbe puntare il dito contro cosa (quale figura, quale tecnica) sia responsabile di quell’angoscia, di quel senso di chiusura asfittica. Sembra quasi che la nebbia dell’incomunicabilità, uno dei temi fondamentali del libro, traspiri dalle pagine e avvolga chi legge.

Continua a leggere…

“Primo Sangue”, le radici di Amélie Nothomb

Con un incipit che non può non ricordare Cent’anni di solitudine, Primo Sangue di Amélie Nothomb conquista già dalle prime righe. La scrittrice belga, icona della letteratura internazionale, nel suo trentesimo romanzo presta la propria voce al padre Patrick, scomparso all’inizio della pandemia, per raccontarne l’infanzia e la giovinezza in prima persona. E trovare così il modo di dirgli addio.

Continua a leggere…