
“Mo ti dico ‘na cosa, nenna: i bordelli so’ posti di sangue. Non c’hai mai pensato, scummetto, eppure tu pulisci le stanze di tutte quante. A chi dice che so’ posti di sentimento o conforto io ci sputo n’faccia. Sangue di mestruo, sangue di mazzate, sangue di culi-rotti, sangue di vitenuove e vitevecchie, sangue di sante e sangue di plebaglia. Ogni volta che ci sta un sangue nuovo succede qualcosa. Tu hai tirato il sangue da mio figlio. Mo per mettere a posto ‘e cose serve il tuo”.
Vita e morte, sacro e profano, ombra e luce: questa è Napoli, una delle città più belle del mondo. Scenario prodigioso di Maleuforia, opera prima di Deborah D’Addetta per Giulio Perrone Editore.
Sua madre è morta, il padre non si sa che fine abbia fatto – Raffaele De Palma è un adolescente che vive nel quartiere Ponti Rossi con l’amata sorellina Imma e la nonna. È proprio lei – anziana pia e fervida cattolica – a comprendere che c’è qualcosa che non va in quel ragazzino, qualcosa di oscuro. Schiaffi, percosse e insulti non servono a niente. All’inizio pare anche a lui di essere indemoniato, ma nel profondo una piccola voce continua a suggerire che c’è dell’altro, qualcosa di più profondo, di intimo. È la visione di Maria, prostituta che esercita nel vascio, a dar eco a quel pensiero represso, innominabile, mentre Raffaele l’ammira nella sua sfrontata bellezza riesce a dar forma ai suoi pensieri astratti – lui vuole essere lei, la donna perfetta. Per essere come lei, però, deve trovare il suo “veronome” e fuggire lontano, anche se questo vuol dire addio per sempre a Imma.
Grazie a Maria, Raffaele viene accolto nel bordello di Donna Sofia. È l’inizio di una nuova vita, di una lenta trasformazione da Raffaele a Lèmon: un nome aspro, succoso, invitante. Un invito esplicito alla lussuria più sfrenata e disinibita.
Difficile tratteggiare questo libro in poche righe. Un romanzo di formazione ambientato tra gli anni Ottanta e Novanta, un omaggio ai femminielli napoletani, figure ancestrali entrate nell’Olimpo della letteratura con Rosalinda Sprint, protagonista di Scende giù per Toledo di Giuseppe Patroni Griffi (romanzo che viene citato nell’arco della narrazione) e pilastri della cultura partenopea.
Una scrittura avvolgente, inflessioni tipiche napoletane e una prosa poetica si susseguono attraverso il punto di vista dei molteplici personaggi che costellano la vita di Raffaele/Lèmon: Maria prostituta e mentore, Donna Sofia “imprenditrice” cinica e avida, Cleo e Linda compagne di viaggio e di vita.
Paillettes, strati di fondotinta, rimmel colati, rossetti. Pizzi e merletti, sputi, sangue e merda. Statue di sante e madonne agghindate e truccate come nei bordelli dei bassifondi: circondate da neon fluorescenti, fiori e foto di morti. Profumo di paste appena sfornate e tanfo di piscio tra i vicoli. Desideri proibiti.
Corpi flaccidi e corpi prestanti, prostitute e transessuali.
Bocche spalancate, cosce allargate, cuori spezzati, rimpianti.
È tra questi elementi che prende forma la maleuforia, sentimento e stato d’animo che ha a che vedere con l’incompleto e l’insoddisfazione, ma che nello stesso tempo ci sprona a cercare frammenti di felicità nell’infelicità.
D’Addetta non addolcisce la pillola: stringe le viscere e racconta la sua storia, senza freni, senza inibizioni, senza retorica. Un romanzo straordinariamente vitale, colorato e volutamente sopra le righe.
Un inno alla vita e alla libertà.
Libro: Maleuforia
Autore: Deborah D’Addetta
Edizione: Giulio Perrone Editore, 2024
