Nonostante i progressi scientifici e il proliferare di teorie più o meno credibili a riguardo, la mente umana resta un mistero insondabile. Prendiamo il male, nelle sue manifestazioni concrete: l’uomo è l’unico essere vivente capace di cattiveria illimitata e ingiustificata, e il Novecento ha dato ampiamente prova di questo. Ma è anche un fatto esclusivamente umano il rifiuto del male, il tentativo di resistenza ad esso, la volontà di sconfiggerlo, il restarne sopraffatti. È del tutto particolare, e di profonda valenza metaforica, il trauma che subisce Kurt, protagonista de La Ofensa di Ricardo Menéndez Salmón, di fronte ad un evento di crudeltà assoluta.Continua a leggere…
Mese: gennaio 2013
La bicicletta verde, quel simbolo di libertà
È dalle cose semplici che nascono i cambiamenti più radicali. In questo caso è il sorriso di Wadjda a illuminare il velo nero con cui le donne si coprono dagli uomini e da se stesse. In una benestante famiglia della borghesia saudita, si muove questa ragazzina cui le regole della scuola e della vita – velo integrale, preghiere, atteggiamento modesto e compito – stanno strette. Ma Wadjda non è un’eroina in senso stretto, non fa battaglie e non fa rumore: la sua protesta è nelle scarpe da ginnastica ostentate sotto la tunica, nei braccialetti colorati indossati e venduti a scuola, negli occhi vivaci e furbi, di quella furbizia scanzonata e pulita che hanno solo i bambini.Continua a leggere…
E ora dove andiamo? La guerra vista dalle donne
Va detto subito, a uscirne male sono gli uomini: distratti, impulsivi, in fondo amabilmente soggiogati dalle proprie donne. Sullo sfondo di uno scontro di religioni tanto cruento quanto insensato, emerge la storia di uomini e donne chiusi in una sorta di villaggio senza tempo, un luogo altro in cui cristiani e musulmani hanno trovato il modo di convivere pacificamente. Armonia di cui si fanno custodi le donne, ultimo vessillo della ragione quando gli echi degli incidenti tra le diverse fazioni religiose nel resto del Paese rischiano di minare l’equilibrio della comunità.Continua a leggere…
Tunisia, dove sta andando la rivoluzione

Si chiamava Mohamed Bouazizi, suicida perché non aveva più nulla. Era il 17 dicembre 2010 quando, a 26 anni, un ambulante tunisino si dava fuoco a Sidi Bouzid, in una delle zone più povere del Paese. Un gesto di protesta contro il caro vita e la miseria, un gesto che ha fatto il giro del mondo ed è diventato il simbolo del “risveglio arabo” in Maghreb e Medio Oriente. Continua a leggere…
