
Il titolo dell’ultimo romanzo di Emanuele Trevi ammette varie interpretazioni. Due sono le vite raccontate: quelle di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori e intellettuali scomparsi troppo presto con cui Trevi strinse un’amicizia decennale e viscerale. Due sono le esistenze che a tutti vengono concesse: la prima reale e fisica, «fatta di sangue e respiro», la seconda meno tangibile, fatta dei ricordi di chi ci ha conosciuto e amato. Due, infine, sembrano essere in questo saggio autobiografico le vite vissute dallo stesso Trevi: una come parte del trio, in cui la letteratura è viva, una conversazione costante e in continua evoluzione su temi e linguaggi; l’altra, successiva alla morte dei suoi due amici, in cui la letteratura è ricordo e la scrittura è metafora delle vite di Carbone e Pera nella loro complessità.
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