“Un dettaglio minore”: destini individuali e tragedia collettiva nel romanzo di Adania Shibli

Nell’estate del 1949 una ragazza araba viene catturata, violentata e uccisa da soldati israeliani in missione nel deserto del Negev per individuare possibili minacce. È trascorso un anno da quella che per il nuovo Stato è la Guerra di indipendenza e per i palestinesi è la Nakba, la catastrofe, che portò all’esodo di 700mila persone. 

A far tornare in superficie una vicenda che sembrava ormai sepolta nel passato è una giovane ricercatrice di Ramallah, colpita da un dato apparentemente insignificante: la brutale uccisione è avvenuta il 13 agosto, esattamente 25 anni prima della sua nascita. Fatalmente attratta da quella coincidenza, inizierà a studiare e approfondire per tirar fuori la verità, per ridare voce a una giovane donna schiacciata dalla storia. “Un gruppo di soldati cattura una ragazza, la stupra e poi la uccide venticinque anni prima che io nasca, questo dettaglio minore a cui altre persone non farebbero neppure caso rimarrà con me per sempre, malgrado me e i miei sforzi per dimenticarlo. Il fatto che sia accaduto realmente non smetterà mai di tormentarmi, perché sono fragile, delicata come gli alberi dritti di fronte a me, oltre il vetro della finestra”. 

Inizia così un viaggio spirituale e fisico verso il luogo del delitto: un travagliato pellegrinaggio fatto di posti di controllo ed escamotage per superarli, mentre una paura costante si infila tra i vestiti fino a far tremare ogni centimetro del corpo. “Soltanto ora mi rendo conto di essere ormai vicina al checkpoint, abbastanza da poter vedere un soldato esaminare i documenti di uno dei tizi che è in fila, ho il cuore in gola, il corpo anchilosato su cui striscia il ragno della paura, paralizzandomi”.

Il viaggio in auto verso Sud svela un paesaggio diverso rispetto alle vecchie cartine: interi villaggi sono scomparsi, quelli che un tempo riempivano e coloravano le mappe ora sono solo puntini timidi circondati dal nulla. Ed è tanto più dolorosa, questa presa di coscienza, quanto più silenziosa è la reazione: si può restare paralizzati dal terrore o si può reagire in modo incontrollato, ma non ci si ribella. Si finisce per diventare spettatori rassegnati di una vita fatta di confini, regole imposte, ordinari soprusi. Quei piccoli grandi ostacoli diventano parte integrante di ogni giornata, scandiscono lo scorrere dell’esistenza nelle zone occupate, fino a diventare a loro volta in modo terribile e straniante “dettagli minori”, elementi di contorno di una vita che si ostina ad andare avanti. 

La scrittrice Adania Shibli racconta la stessa storia due volte, cambiando piano temporale e narratore: prima prende la parola il soldato israeliano che l’ha vissuta in prima persona, poi la giovane palestinese che anni dopo la ricostruisce. Cambiano i punti di vista ma resta costante, mentre il racconto avanza, una sensazione di angoscia e ineluttabilità: anche loro, figure senza nome, sono pedine in una tragedia collettiva che non lascia scampo. 

Ho paura di perdermi dentro questo paesaggio che mi provoca una forte nostalgia dopo una così lunga assenza, con tutti i cambiamenti che ha subito e l’ennesima conferma che di palestinese non è rimasto niente, né i nomi delle città e dei villaggi sui cartelli stradali, né i cartelloni pubblicitari i cui slogan sono tutti scritti in ebraico, neppure gli edifici di nuova costruzione, o perfino i vasti campi che si estendono fino all’orizzonte alla mia destra e a sinistra. 

Libro: Un dettaglio minore
Autrice: Adania Shibli, 2017
Titolo Originale: Tafsīl thānawī
Traduttrice: Monica Ruocco
Edizione: La nave di Teseo 2021, 2023

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