“Le ragazze della libreria Bloomsbury”: la voce delle donne tra le pagine di un libro 

Un capo estremamente rigido e tradizionalista, un collega soprannominato “il tiranno”, cinquantuno regole che riflettono un mondo immobile, presente solo nella mente del direttore generale. È il microcosmo in cui si muovono le protagoniste del romanzo di Natalie Jenner, “Le ragazze della libreria Bloomsbury”. Siamo alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso, la guerra è finita da poco e Londra cerca a fatica di tornare alla normalità; le donne reclamano una nuova posizione all’interno della società, decise a non perdere gli spazi conquistati durante il conflitto. Grace Perkins, Vivien Lowry ed Evie Stone vivono sulla propria pelle le difficoltà di questa condizione: riversano nella vita professionale, tra gli scaffali della libreria, le proprie capacità e ambizioni, ma devono fare i conti con capi e colleghi che non riconoscono il loro valore. Finché un episodio improvviso, un malore del direttore, rimette tutto in discussione dando alle “ragazze” la possibilità di assumere un ruolo di primo piano. 

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