Tra burqa e nudità: oltre gli stereotipi sulla dignità della donna

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Un momento dell’incontro “Fra le strade di Tunisi: se il velo copre i gelsomini”

Quello che resta dell’incontro su Tunisia e donne organizzato durante il festival del giornalismo di Perugia è, prima di tutto, lo sguardo delle tre donne che vi hanno preso parte in qualità di relatrici. L’attenta analisi di Francesca Caferri, giornalista di Repubblica, la voce decisa di Lucia Goracci, inviata del tg3 in collegamento Skype dal Pakistan, la passione coinvolgente di Ouejdane Mejri, tunisina da tanti anni in Italia, presidente di Pontes, associazione dei tunisini nel nostro Paese. La loro esperienza professionale e umana si è trasformata in un racconto sulle difficoltà delle donne pronte a lottare per una piena emancipazione nella vita politica e civile: decise, consapevoli, armate di una profonda conoscenza della propria storia, del mondo, delle nuove tecnologie.

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La Liberazione secondo Dino Buzzati

buzzati-ritratto_principaleCon il suo stile devoto più alla favola che alla cronaca, il giornalista Dino Buzzati è stato profondo interprete della realtà. Come narratore, invece, ha indagato le contraddizioni dell’animo umano con la lucidità, l’acume, il disincanto tipici del reporter di guerra. Nel racconto che segue, tuttavia, Buzzati si lascia andare alla gioia: niente più stragi, schianti nella notte, attese infinite di chi non tornerà mai più. La guerra è finita, il dolore è passato, L’Italia è libera.

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I 200 anni di “Bari nuova”: quando Murat pose la prima pietra

targa sbagliataSempre un po’ oscurata dalla fama bella e dannata di “Bari vecchia”, oggi è sotto i riflettori la parte ottocentesca del capoluogo pugliese, il borgo murattiano, la cui costruzione iniziò 200 anni fa per volere di Gioacchino Murat, re di Napoli dal 1808 al 1815. Fu lui a porre la prima pietra per la costruzione del nuovo quartiere, il 24 aprile 1813. A quel tempo la città di Bari, groviglio di stradine chiuse tra le mura e il mare, contava 18mila abitanti in condizioni di vita non più sostenibili. Di qui la necessità di allargare il centro abitato, abbattendo le mura (corrispondenti all’attuale corso Vittorio Emanuele) e dando vita a un quartiere elegante, borghese, definito ancora oggi il “salotto” (un po’ malandato) della città. La prima storica pietra fu dunque posta da Murat all’angolo tra corso Vittorio Emanuele e corso Cavour, dove oggi c’è un’iscrizione commemorativa. Con una curiosità: gli storici hanno discusso molto sulla data fatidica, indecisi tra il 24 e il 25 aprile. Alla fine è prevalsa quella del 24, scelta per le celebrazioni ufficiali. Sulla targa, affissa alle pareti di uno dei palazzi più antichi di Bari, resta però incisa la data del 25 aprile. 

World Book Night 2013: che nessuno resti senza libri!

WorldBookNight2013Il 23 Aprile è la data di nascita, nonché quella di morte, di William Shakespeare. Anche Miguel De Cervantes passò a miglior vita, consegnandosi alla eterna gloria letteraria, in questo giorno. Il 23 Aprile è anche il giorno di San Giorgio, patrono di Inghilterra e Catalogna, e pare che usanza catalana sia, da parte degli uomini, regalare un fiore alle proprie dame e, da parte di queste ultime, ricambiare con un libro. Queste le motivazioni che fanno del 23 Aprile una giornata ideale per celebrare il libro e la lettura. L’iniziativa è partita nel 2010 da Jamie Byng di Canongate (casa editrice scozzese), nell’ambito di una conferenza di settore in cui si cercavano modi di incoraggiare la lettura fra gli adulti.
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Lo sguardo di Wim Wenders sull’America (e le sue cicatrici)

Land of Plenty - Wim Wenders (2004)
Land of Plenty – Wim Wenders (2004)

Inevitabile, dopo i fatti di Boston, ripensare all’11 settembre 2001. Un attentato di ben altra portata e, sembra, di matrice diversa, che però ha in comune con l’altro il fatto di aver per sempre segnato più vite umane di quante non ne abbia spezzate. Molta della letteratura e della cinematografia sull’11 settembre si è focalizzata sullo stress post traumatico subito dal popolo newyorkese come conseguenza degli attacchi. Alcune di queste opere si sono limitate a ricordare, esprimere solidarietà alla città, celebrarne la sopravvivenza e la rinascita.

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La parabola umana di Novecento: intervista a Eugenio Allegri

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Eugenio Allegri – Teatrostabiletorino.it

Un attore che con le sue interpretazioni sta scrivendo la storia del teatro italiano, Eugenio Allegri ha recitato qualsiasi genere: cominciando da ragazzino con i primi esperimenti del teatro nelle scuole, è passato dal teatro popolare, a quello classico fino al teatro di narrazione e al monologo. Allegri nasce a Collegno (TO) nel 1956. Frequenta le Scuole Medie presso l’Istituto “Giuseppe Peano” di Torino, dove ha come insegnante il professor Antonio Di Molfetta, fondatore nel 1974 del Collettivo Teatro di Base; nel 1979 si diploma presso la “Scuola di Teatro di Bologna”, gestita dalla cooperativa Nuova Scena e diretta dall’attrice torinese Alessandra Galante Garrone. Il suo curriculum è fitto di collaborazioni con alcuni fra i più importanti nomi del teatro, da Jacques Lecoq a Leo De Bernardinis a Dario Fo.
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L’ideologia del rifiuto: una via di fuga dalle imperfezioni della realtà

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The Dead Mother and Child, 1897-9, particolare (Edvard Munch)

Confrontandomi negli ultimi anni con colleghi ed amici, mi sono reso conto che, sempre più spesso, le nostre posizioni andavano divergendo in merito alla situazione politica italiana e alle tendenze elettorali degli italiani. Poco a poco mi sono trovato a mettere in dubbio – e, dopo aver dubitato, anche ad abbandonare – molte mie convinzioni dettate dal sentire politico. Mi rendevo conto sempre di più che esse iniziavano a mettermi a disagio prima, farmi paura poi. La tendenza ad essere schifati dal degrado dell’attuale classe politica italiana, l’ho trovata una via di fuga troppo comoda e una salvezza troppo semplicistica.

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