
I protagonisti del romanzo di Guðrún Eva Mínervudóttir hanno un elemento comune: la solitudine più o meno esposta, più o meno evidente, ma in ogni caso profonda, capace di chiuderli in una bolla inaccessibile. Ognuno trascina il proprio fardello: un amore non corrisposto o perduto, un episodio infamante, un malessere inesplicabile. Sono anime sconosciute che si incontrano e decidono di percorrere un tratto di strada insieme.
A portare tutti sullo stesso sentiero è il piccolo Aron, schiacciato tra la depressione della madre e l’egoismo del padre, piccolo e già grande, costretto troppo presto a prendere sul serio le cose della vita. Gli adulti che si imbattono nel suo sguardo insopportabilmente rassegnato non riescono a girarsi dall’altra parte: per quanto il peso del vivere li butti giù, qualcosa li spinge a tendere una mano, a dire una parola, a prendere su di sé il destino di chi può ancora salvarsi.
Ognuno lo fa a suo modo: Arni, fiaccato nel corpo e nel cuore dalla vana attesa di un amore, lo fa giocare con il suo cane ingestibile; Borghildur, alle prese con l’elaborazione di un lutto, lo accoglie in casa come un figlio; Hanna, sedicenne inquieta che non ha più voglia di mangiare, gli offre ascolto e sostegno. Nei suoi occhi spenti ognuno riconosce la propria solitudine e intravede un varco per uscirne, per trovare una nuova spinta verso il mondo. Piccoli gesti di empatia e conforto diventano ancore di salvezza, metodi per restare a galla e sopravvivere.
Mínervudóttir ci fa entrare nelle vite dei personaggi in punta di piedi: ognuno di loro rivela solo un pezzo della storia, poi passa il testimone perché qualcun altro vada avanti con il racconto. Ogni punto di vista è parziale e imperfetto: acquista senso e compiutezza solo con gli altri. Ed è quello che sembra dirci la scrittrice con il suo Metodi per sopravvivere: per quanto le nostre mancanze ci facciano sentire persi e isolati, c’è sempre la possibilità di stabilire un contatto con gli altri, di vedere il loro vuoto e provare a colmarlo. Perché se si salvano loro, forse, possiamo salvarci anche noi.
Aron Snær mi faceva di nuovo lo stesso effetto, provavo tutta la tenerezza e la compassione di cui ero capace. Era come una barca in avaria in mare aperto. Piena di gente. […] Temevo che avrebbero lasciato affogare Aron Snær, ed ebbi un moto di ribellione al solo pensiero. Non finché ci sono io di guardia, pensai.
Libro: Metodi per sopravvivere
Autrice: Guðrún Eva Mínervudóttir, 2019
Titolo Originale: Aðferðir til að lifa af
Traduttrice: Silvia Cosimini
Edizione: Iperborea, 2023
Briefly in English: Guðrún Eva Mínervudóttir’s characters are lonely and isolated, each of them in their own way. Aron is a little boy regarded with pity and suspicion by his neighbors due to his strange behavior; Arni is a disabled man who longs in vain for a relationship with a beloved friend; Borghildur mourns her husband while the sixteen-year-old Hanna is struggling with an eating disorder and finds it hard to manage her emotions. Still they somehow find the strength to help others: the novel “Methods of Survival” shows us how empathy and little acts of kindness can make a difference and lighten the burden everyone is carrying.
