“Metodi per sopravvivere”: l’empatia che fa breccia nella solitudine

I protagonisti del romanzo di Guðrún Eva Mínervudóttir hanno un elemento comune: la solitudine più o meno esposta, più o meno evidente, ma in ogni caso profonda, capace di chiuderli in una bolla inaccessibile. Ognuno trascina il proprio fardello: un amore non corrisposto o perduto, un episodio infamante, un malessere inesplicabile. Sono anime sconosciute che si incontrano e decidono di percorrere un tratto di strada insieme. 

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“Bandito”, la sacralità della vita contro l’orrore della guerra

Sven Elversson, affidato da bambino a un’aristocratica coppia inglese, torna dai suoi genitori nella sua piccola isola in Svezia macchiato dalla più infamante delle colpe: aver mangiato carne umana, spinto dalla disperazione e dalla fame, durante una spedizione al Polo Nord. Nonostante il suo fare umile e servizievole, l’atto empio lo insegue come una maledizione: nessuno riesce a reprimere il disgusto per chi ha osato profanare la sacralità della morte. Persino il parroco, a propria volta in fuga da una dannazione familiare, trova intollerabile ammettere Sven in chiesa e arriva a denunciare il suo misfatto dal pulpito.

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“Rombo”, l’eco del terremoto che scosse il Friuli

“In seguito, tutti parleranno del rumore. Del rombo. Con cui è iniziato”. 

6 maggio 1976. Il terremoto devasta il Friuli e le vite di chi lo abita. Distruggendone non solo le case, ma anche il senso di sicurezza. E aprendo una faglia tra il prima e il dopo. 

“Com’era il paesaggio prima? Di colpo la gente l’ha dimenticato e lo cercherà nei sogni, per anni – che aspetto aveva il terreno prima dello squarcio, prima dei cocci, delle macerie, dei segni di trascinamento, il terreno sotto i piedi, giorno dopo giorno? Il terreno della vita quotidiana diventa un luogo disturbato, in cui ciascuno cerca quello che ha perduto, tastando, scrutando, tendendo l’orecchio”. 

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