“Bandito”, la sacralità della vita contro l’orrore della guerra

Sven Elversson, affidato da bambino a un’aristocratica coppia inglese, torna dai suoi genitori nella sua piccola isola in Svezia macchiato dalla più infamante delle colpe: aver mangiato carne umana, spinto dalla disperazione e dalla fame, durante una spedizione al Polo Nord. Nonostante il suo fare umile e servizievole, l’atto empio lo insegue come una maledizione: nessuno riesce a reprimere il disgusto per chi ha osato profanare la sacralità della morte. Persino il parroco, a propria volta in fuga da una dannazione familiare, trova intollerabile ammettere Sven in chiesa e arriva a denunciare il suo misfatto dal pulpito.

Tormentato interiormente e condannato dalla comunità a un totale isolamento, Sven non rinuncia ai propri modi gentili e alla propria vocazione: aiutare gli altri, manifestare in ogni atto solidarietà e comprensione per le debolezze umane.

L’unica a tendergli la mano è la moglie del parroco, Sigrun, creatura quasi ultraterrena che si muove al di là delle convenzioni e cerca la propria strada, una via più autentica, oltre le barriere imposte da un ambiente chiuso e da un marito che la “ama” tanto da soffocare ogni suo anelito di libertà.

È in questo contesto, nella placida consuetudine della vita che si ripete uguale a sé stessa, che arriva come un treno in corsa la Prima guerra mondiale. L’orrore di corpi abbandonati in mare, di famiglie divise e uomini trucidati al fronte, rimette in discussione le precedenti scale di valori e solleva un interrogativo: “È giusto condannare un uomo per le sue presunte colpe verso un cadavere, mentre la vita umana viene calpestata ogni giorno dalla follia della guerra?”.

Selma Lagerlöf, prima donna insignita del premio Nobel per la letteratura, è maestra nel dipingere l’animo umano: scende in profondità nelle paure, nelle meschinerie, nelle gabbie che impediscono a uomini e donne di emanciparsi dal pensiero comune. La sua penna non fa sconti eppure non giudica: ognuno dei protagonisti ha un’ombra interiore e combatte i propri demoni. La lucidità con cui sonda le profondità dell’anima le permette di individuare anche la luce che c’è, lì nel fondo, persino nel più abietto degli individui: il male si può espiare, ognuno può trovare il modo di riscattarsi, di fare ammenda per il passato e ricominciare.

«Se la mia sventura», si disse, «fosse servita a far sì che la gente cominciasse a pensare che un essere vivo è inviolabile, e che non si può privarlo della vita o metterlo in condizione di non poterla godere, allora sarebbe cresciuto qualcosa di buono perfino dall’amara semina delle mie sofferenze».

Libro: Bandito
Autrice: Selma Lagerlöf, 1918
Titolo Originale: Bannlyst
Traduttore: Luca Tapparo
Edizione: Iperborea, 2022

Briefly in EnglishAfter seventeen years spent among the British high society, Sven Elversson comes back to his little Swedish island. He is ostracized by the community because of his unforgivable sin: he ate human flesh, driven by desperation and hunger, during a ruinous expedition to the North Pole. Despite the marginalization and the inner sorrow, Sven remains faithful to himself and his inner light: he is a good hearted man willing to help others and expiate his faults. When the First world war breaks out, the local community’s routine is deranged; people face the brutality of the conflict that kills men, women and children and therefore ask themselves: “Which one is more sacred and worthy of respect, death or life?”.

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