«La questione di un figlio è un baco nel cervello: un baco che striscia ovunque, passando sopra ogni ricordo e ogni idea del mio futuro. Come toglierlo da lì, questo baco? Sta rosicchiando tutto ciò che c’è mai stato o ci sarà. Non risparmia nulla».
Le cose che si portano in viaggio sono pochi oggetti scelti in fretta prima di andar via. La nostalgia arriverà dopo, quando il passo è compiuto, e si allargherà nel cuore fino a occuparlo del tutto. Quello di Katia, protagonista del romanzo di Aroa Moreno Durán, è il racconto di un distacco precipitoso e definitivo.
Caroline Criado Perez è un’attivista energica e coraggiosa. La campagna da lei condotta nel 2013 per una rappresentazione più equa di figure storiche maschili e femminili sul retro delle banconote britanniche è ricordata non solo per il risultato ottenuto (il ritratto di Jane Austen sul retro della banconota da dieci sterline), ma anche e soprattutto per la pioggia di insulti e minacce ricevuti su Twitter da Criado Perez e altre donne coinvolte nella campagna, minacce che includevano stupro, mutilazione e morte, e che non erano del tutto infondate visto il conseguente coinvolgimento della polizia e l’arresto di due persone. Una reazione che avrebbe inibito l’iniziativa di chiunque, eccetto quella di Criado Perez, che nel 2016 è attiva in un’altra campagna: quella per l’installazione di almeno una statua che rappresentasse una figura storica femminile in Parliament Square, a Londra. Un’altra lunga battaglia e un’altra vittoria: nel 2018 viene svelata la statua della suffragista Millicen Fawcett, la prima in Parliament Square dedicata ad una donna e realizzata da una donna, Gillian Wearing.
Una tenuta nell’Ontario, una famiglia eccentrica governata con piglio bonariamente tirannico dall’anziana capostipite, Adeline. Entriamo con naturalezza nel mondo scapestrato dei Whiteoak e nella loro residenza, Jalna, chiamata così in ricordo della città indiana in cui la stessa Adeline e suo marito Philip si conobbero da ragazzi. Impariamo a conoscere gradualmente i componenti del clan, dai figli ai nipoti: ognuno con i propri tic, tutti sospesi nell’attesa dell’eredità che spetterà a uno solo di loro.
La necessità di esorcizzare le nostre paure è il motivo per cui inventiamo storie. L’arte di narrare consente a chi ne ha il dono di affrontare con onestà argomenti che nella vita reale sono delicati, se non tabù, e la letteratura è, da questo punto di vista, un atto di liberazione.