Benedetto XVI, il giorno del passo indietro

papaPoscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran
rifiuto.
(Dante Alighieri, Inferno – Canto III)

Per Dante, si sa, non esistevano mezze misure: la punizione o la salvezza arrivavano con chirurgiche leggi del contrappasso, lasciando al poeta viaggiatore l’onere di un giudizio sempre oscillante tra umana comprensione e irriverente compiacimento per il castigo di personaggi particolarmente meritevoli dell’ira divina. Tra questi spiccano gli ignavi, costretti a inseguire un’insegna svolazzante, tormentati da punture di mosconi e vespe, chiusi in un eterno limbo che non è né Paradiso né Inferno, né vita né morte. La loro colpa – la più grave – è il non aver saputo scegliere, non avere trovato il coraggio per decidere, per svolgere il proprio ruolo. E il celebre gran rifiuto, secondo molte interpretazioni, è quello di Celestino V, Papa che non volle fare il Papa, salito al soglio pontificio nel 1294. La scelta di abbandonare il pontificato dopo pochi mesi fu dettata, secondo la tradizione, dal suo spirito di eremita poco avvezzo ai fasti e agli intrighi di palazzo.  

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Paperman, il colpo di fulmine che vale l’Oscar

papermanUn oscar al migliore cortometraggio animato e oltre un milione di visualizzazioni su YouTube in pochi giorni. Non male come risultato per Paperman, cartone animato della Disney firmato da John Kahrs, che narra la storia semplice – in fondo banale – di un amore a prima vista scoccato sulla grigia banchina di una metro newyorchese. Il successo planetario sta forse proprio nella quotidianità della scena, nei tratti comuni dei due protagonisti, in quegli sguardi annoiati e distratti che si incontrano e si animano all’improvviso.

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L’arte al servizio dell’umanità devastata: Giles Duley incontra Emergency

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©giles duley

Era stato un fotografo di moda e spettacolo per dieci anni, Giles Duley, quando l’immensa vacuità di quel mondo iniziò a stargli stretta. Sentì l’urgenza di dedicarsi ad altro, di cambiare totalmente ambito di interesse, di rivoluzionare il proprio stile di vita per riuscire finalmente a comunicare attraverso l’arte.
Decise di diventare un fotografo di guerra, e di focalizzarsi su come il conflitto in Afghanistan aveva influito sulla psicologia dei soldati americani: c’erano stati più suicidi fra i militari americani in Afghanistan nel 2010 che durante tutta la guerra, e Duley voleva, attraverso la fotografia, portare avanti una ricerca sull’argomento, trasformarla in testimonianza.Continua a leggere…

Il farsi della scrittura: viaggio all’origine della narrazione

scritturaÈ attraverso lo scrivere che trattiamo la scrittura. Che trattiamo di essa e che il suo atto ci tratta, ci adopera. A chi stende queste parole, in questo istante, accade qualcosa che è lo scrivere; una condizione ben più gravida di questioni, su se stessa, che di risposte. Cos’è, dunque, lo scrivere? A cosa facciamo riferimento quando diciamo: “l’autore scrive”? E, ancor più a fondo, cosa accade quando lo scriviamo (o descriviamo)? Il farsi della scrittura, risponde Giuseppe Zuccarino. Non un fare attivo, dunque, non solo e non proprio. Non è un’intenzione esterna ed esteriore dell’autore a fare la scrittura; piuttosto, il suo esserne coinvolto, allo stesso tempo incluso e incompreso, costantemente alla ricerca di essa e, in questa ricerca, preda sia del desiderio che della fugacità dell’istante, dello svolgimento, del farsi, appunto. Scrittura che si fa: designata per essere fatta, tuttavia è essa stessa a doversi necessariamente fare, e nel suo farsi, a fare il suo stesso creatore, a dirne l’avvenire, il successo, l’accaduto.

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Wilkommen! La stretta di mano tra Ankara e Berlino

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(© CB)

Angela Merkel e Recep Tayyp Erdoğan campeggiano su decine di maxi-cartelloni fra le strade di Ankara. È l’omaggio alla cancelliera, che arriva oggi nella capitale turca per incontrare il primo ministro e il presidente della Repubblica, Abdullah Gül. Al centro dei colloqui, la crisi in Siria e l’eterna questione dell’ingresso della Turchia nell’Unione europea. Alla vigilia della visita, Merkel – pur rimarcando un certo scetticismo per l’adesione di Ankara – ha auspicato la riapertura dei negoziati ora in una fase di stallo. Il viaggio turco della premier tedesca è iniziato ieri, con la visita nella provincia meridionale di Kahramanmaraş, dove sono dispiegati da gennaio 300 soldati tedeschi con due batterie di missili Patriot, nell’ambito della missione Nato per difendere la Turchia da eventuali sconfinamenti dei disordini siriani. Prima degli incontri ufficiali di oggi, la cancelliera si è concessa una visita turistica al parco nazionale di Göreme in Cappadocia, sito patrimonio dell’Unesco dal 1985.

Bevande e stereotipi: il tè turco batte il caffè

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(© CB)

Se si pensa alla bevanda turca per eccellenza, di sicuro viene in mente il caffè. Ebbene, è tempo di sfatare questo mito perché, da Istanbul ad Ankara, a farla da padrone a ogni ora del giorno è il tè, passione incondizionata del popolo di Atatürk, servito in caratteristici bicchierini ricurvi su piattini bianchi e rossi, e accompagnato da due zollette di zucchero. Il çai non è una bevanda, è un rito che accompagna i turchi dalla colazione alla cena, passando per riunioni di lavoro, conferenze e incontri fra amici. In molti uffici esiste un’apposita figura professionale che si occupa della preparazione del tè: se si partecipa a una riunione di un paio d’ore, si può quindi essere certi che per almeno due, tre volte la porta si aprirà per lasciare entrare un vassoio colmo di bicchierini traballanti e ottimi pasticcini di pasta frolla. Cuore della produzione di tè è la regione nordorientale di Rize, sul mar Nero, da dove viene esportato in tutto il Paese e all’estero. Per prepararlo tra le mura di casa, basta munirsi di demlik – caratteristica “doppia teiera” – e ricordarsi di diluire il tè molto forte della parte superiore con l’acqua calda della parte sottostante.

Persepolis, il tratto ribelle di una matita

persepolis1Dalla carta allo schermo il senso non cambia, ed è quello di una testimonianza di coraggio e resistenza. Così come non cambia l’espressione della protagonista, gli occhi pungenti di una bambina che si fa adolescente e quindi donna, lottando contro i condizionamenti esterni e cercando di esprimere la propria esuberante vitalità. Per questo Persepolis, fumetto dell’artista iraniana Marjane Satrapi poi diventato film, è più di un’opera creativa: è una denuncia condotta col tono rigoroso e severo di una ragazzina che guarda il mondo e non ne capisce le regole.

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Almeno una poesia al giorno. Per tutti!

2013-02-20 20.25.09
©ML

Chi ha detto che la poesia non è per tutti? Il mondo è pieno di animi ricettivi alle rime, l’importante è saperle veicolare.
Qualcosa del genere deve aver pensato la scrittrice Judith Chernaik quando nel 1986 scrisse al direttore generale della Tube, la metropolitana di Londra, chiedendogli se non fosse il caso di decorare le pareti dei treni con delle poesie, per alleviare lo stress dei pendolari all’ora di punta e, al tempo stesso, per diffondere tra la gente l’amore per la letteratura. Sorprendentemente ricevette risposta: se avesse presentato idee e materiali, sarebbe stato fatto tutto il possibile per realizzare il progetto.
Il British Council fornì un piccolo budget di partenza, mentre la casa editrice Faber si occupò gratuitamente del design e della stampa dei singoli poster.
Dal 1986, quindi, i milioni di utenti della tube viaggiano accompagnati dai versi di Shakespeare, Blake, Dickinson, Wordsworth, Donne, ma anche da quelli di autori stranieri e contemporanei.
I versi che abbiamo fotografato sulla Bakerloo line appartengono alla poetessa londinese Connie Bensley, e fanno parte delle poesie scelte per celebrare i 150 anni di vita della Tube, tutte in vario modo attinenti allo stesso tema: Londra, com’era nel passato, come la vediamo oggi.