Una città sotterranea per pregare al tempo delle persecuzioni

città sotterranea
(© CB)

Nel cuore della Turchia, in Cappadocia, c’è un sito archeologico molto particolare: una volta entrati, ci si immerge in un dedalo di cunicoli e insenature nella roccia, che portano a centinaia di metri di profondità. È Kaymaklı, vera e propria città sotterranea, patrimonio dell’umanità Unesco dal 1985: costruita in epoca frigia (VIII secolo a.C.), fu usata dalle popolazioni paleocristiane per sfuggire alle persecuzioni sotto l’Impero romano. Fino a diecimila persone vivevano in questi dieci piani sotto il livello del suolo, in sale scavate nella pietra e collegate da lunghi e stretti tunnel. Un gigantesco condominio in cui non mancava nulla: camere, cucine, bagni, strumenti di difesa e un sistema di aerazione all’avanguardia, che rendeva possibile vivere e resistere sottoterra anche quando gli assalitori cercavano di asfissiare gli abitanti con il fumo. Oggi è un museo che permette ai turisti di aggirarsi per i primi quattro piani, avventurandosi tra i contorti passaggi e provando a immaginare come potesse essere una vita perennemente all’ombra. Interessante e istruttivo, purché non si soffra di claustrofobia.

La dea madre e Gilgamesh: il cuore dell’Anatolia in un museo

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(CB)

Pur non essendo una città turistica, Ankara regala, a chi ha la pazienza di scoprirli, dei piccoli gioielli. Uno di questi è il Museo delle civiltà anatoliche, aggrappato su una collina nella parte antica della città. Poche sale, molto ben allestite, ospitano bassorilievi, anfore, monete e altri reperti archeologici che raccontano il passato di questa terra prima dell’età ellenistica, dal Paleolitico all’età romana, con un occhio particolare al periodo degli Ittiti. La struttura, ricavata da un antico bazar del XV secolo, fu voluta da Atatürk per mostrare il crogiolo di civiltà che ha arricchito l’Anatolia e che è all’origine dell’identità turca.
Il bassorilievo nella fotografia proviene dal sito ittita di Karkamış, nel sud della Turchia, dove è nata la leggenda di Gilgamesh, primo poema epico dell’umanità. L’antico villaggio, al confine con la Siria, è oggi diviso tra le due nazioni. Il frammento rappresenta la dea madre, ritenuta dall’antichità simbolo di fertilità e abbondanza e venerata con diversi nomi in molte civiltà: per gli Ittiti era Kubaba, qui rappresentata con un melograno stretto al petto e un velo sul caratteristico copricapo.

Da Versailles al Bosforo: quando l’opulenza occidentale conquistò i sultani

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La facciata di palazzo Dolmahbaçe (CB)

L’Oriente ha sempre esercitato sull’immaginario occidentale un certo fascino esotico. Eppure, camminando in quella che fu la Costantinopoli capitale del mondo, può capitare di assistere a una sorta di rovesciamento dei ruoli. Nei vicoli di Sultanahmet, quartiere antico dove le stradine affollate incrociano moschee e bazar, si trova palazzo Topkapı, residenza dei sultani per quasi quattro secoli, dal 1475 al 1855. Ampia e riccamente decorata, questa dimora regale colpisce per la sua struttura spaziosa e rilassante: un susseguirsi di cortili interni, con chioschi immersi nel verde e affacciati sul Corno d’oro che sembrano tende piantate nel terreno, quasi fosse un campo nomade diventato sedentario. Ebbene, questa splendida dimora cominciò a sembrare inadeguata ai suoi illustri possessori.

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Un anno senza Tabucchi, scrittore impegnato e intellettuale libero

Antonio_Tabucchi

«Non credo che l’impegno debba essere un dovere dello scrittore, e se un giorno volessi parlare delle patate del mio giardino mi sentirei libero di farlo». Questa affermazione suona come un abile artificio retorico in apertura di un articolo, quello apparso su MicroMega 2/1996 e intitolato Catullo e il cardellino, in cui Antonio Tabucchi attribuisce invece allo scrittore un dovere pesantissimo: quello di farsi interprete della realtà per i posteri.
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L’uomo dietro l’atleta: in memoria di Pietro Mennea

fotomenneaL’ho incontrato un anno e mezzo fa: seguivo per un giornale una manifestazione in provincia di Milano, una marcia di bambini per sensibilizzare la cittadinanza a un uso responsabile dell’acqua. Atmosfera da festa di paese con sindaco, discorsi e buffet; Pietro Mennea era l’ospite d’onore. L’ho incontrato prima della corsa, in una sala un po’ in disparte. Spesso gli intervistati si fanno rincorrere mentre scivolano altrove, ti fanno parlare con un addetto stampa o non ti fanno parlare proprio. Lui invece ha alzato la testa mentre firmava cartoline, mi ha indicato con la mano la poltrona accanto e si è presentato. Lui – Pietro Mennea, record mondiale nel ’79 e oro olimpico a Mosca ’80 – si è presentato a me.

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Newroz, il capodanno curdo porta una nuova primavera

newroz“È il tempo della politica, non delle armi”: con queste parole pronunciate nel giorno del capodanno curdo, Abdullah Öcalan, leader del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) apre al dialogo con il governo di Ankara, rinunciando alle armi nella causa del popolo curdo. Il Newroz, festeggiato dalla popolazione curda con danze popolari, musiche tradizionali e vesti colorate, ha assunto quest’anno una valenza simbolica senza precedenti: durante le celebrazioni a Diyarbakir, nel Sud est del Paese, due deputati del Bdp (partito per la pace e la democrazia), hanno letto in curdo e in turco il messaggio di Apo (soprannome di Öcalan), in carcere dal 1999 sull’isola di Imrali nel mar di Marmara, dove sconta l’ergastolo. Öcalan ha annunciato la tregua immediata, invitando i circa tremila guerriglieri curdi presenti sul territorio turco a lasciare il Paese, ritirandosi nel Kurdistan iracheno.

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La farsa del clown maldestro nel circo della politica

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En tierra de circo – particolare (© Alejandro Arrepol)

Quando uno spettacolo circense finisce fuori controllo e l’insofferenza del pubblico l’ha ormai condannato all’insuccesso, «Fate entrare i clown» è l’ultima speranza. E i clown entrarono. C’è un protagonista tra i clown, il clown maldestro, che casca e ruzzola, un pasticcione che combina una gaffe dietro l’altra, l’Augusto. Nella tradizione circense, l’Augusto è il movimento irrazionale che turba il controllo del clown Bianco. Questo razionale, elegante, raffinato; quello goffo, incapace e incontrollabile. Lo spettacolo non si può reggere soltanto sul clown Bianco. La sua perfezione è troppo. Irreprensibile, non può eccitare il riso, sentimento dell’ordine della compassione. Il meccanismo comico scatta grazie alle buffonate dell’Augusto, e al modo in cui costringe la ragione del Bianco a rincorrerlo, affannarsi, scardinarsi. L’esasperazione di questo modello scatena la risata e il bacchettone Bianco – che rappresenta il genitore, l’insegnante, il prete, in una parola: la Legge – provoca il godimento dello spettatore già solo là dove viene costantemente frustrato ed ecceduto dall’Augusto.

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Mani in alto! Il mondo festeggia la felicità

bimbo felice

Oggi, 20 marzo 2013, il mondo festeggia la I Giornata Internazionale della Felicità.
Indetta dall’ONU lo scorso anno su votazione unanime dei 193 Stati membri, questa ricorrenza ha lo scopo di segnalare ai governi la necessità di considerare il livello medio di felicità dei cittadini misura di crescita del benessere delle nazioni, come e più del PIL.
L’idea nasce nel piccolo stato asiatico del Buthan, dove sin dal 1972 si misura la Felicità Interna Lorda (GNH, Gross National Happiness) della nazione, un indice basato su quattro pilastri fondamentali (sviluppo economico equamente distribuito in tutte le fasce di popolazione, rispetto per l’ambiente, diffusione della cultura e buon governo) e sulla convinzione che la capacità produttiva non possa, da sola, stabilire il grado di benessere di una nazione e che la scienza economica debba iniziare a considerare l’uomo nella sua dimensione reale e quotidiana.Continua a leggere…