
L’Oriente ha sempre esercitato sull’immaginario occidentale un certo fascino esotico. Eppure, camminando in quella che fu la Costantinopoli capitale del mondo, può capitare di assistere a una sorta di rovesciamento dei ruoli. Nei vicoli di Sultanahmet, quartiere antico dove le stradine affollate incrociano moschee e bazar, si trova palazzo Topkapı, residenza dei sultani per quasi quattro secoli, dal 1475 al 1855. Ampia e riccamente decorata, questa dimora regale colpisce per la sua struttura spaziosa e rilassante: un susseguirsi di cortili interni, con chioschi immersi nel verde e affacciati sul Corno d’oro che sembrano tende piantate nel terreno, quasi fosse un campo nomade diventato sedentario. Ebbene, questa splendida dimora cominciò a sembrare inadeguata ai suoi illustri possessori.
A cavallo tra Settecento e Ottocento, infatti, il gusto occidentale contagiò l’antica Bisanzio: si diffusero modi e costumi europei – comprese le toilettes – e la magnificenza delle regge del Vecchio continente non lasciò indifferenti i sultani. Così nacque palazzo Dolmahbaçe, letteralmente “giardino riempito” per essere stato edificato su un terreno strappato al mare. La residenza, con un’imponente facciata di marmo a strapiombo sul Bosforo, fu voluta dal sultano Abdülmecit, che la rese sfarzosa oltre ogni umana immaginazione: scale in cristallo, colonne di marmo, pavimenti laminati in ebano, giganteschi lampadari, sale immense (la più ampia di 2mila metri quadri). Un effetto d’insieme pensato per strabiliare gli ambasciatori e gli ospiti stranieri venuti a onorare il sultano.
Ma il nuovo palazzo, barocco e pomposo ai limiti del kitsch, era anche una resa simbolica all’influsso occidentale e l’ultima follia di un Impero in declino (costato 5 milioni di sterline dell’epoca, dette il colpo di grazia alle finanze dello Stato). Sei sultani hanno abitato le lussuose sale dal 1856, anno della costruzione, al 1922, quando il sultanato fu abolito da Atatürk. Lo stesso leader della Turchia moderna vi soggiornava durante le sue visite a Istanbul e proprio qui è morto, il 10 novembre 1938, stroncato dalla cirrosi epatica. Oggi il suo letto è ricoperto dalla bandiera turca e alle pareti c’è un suo ritratto; tutti gli orologi del palazzo sono fermi alle 9.05, ora della sua morte, e la tristezza di quell’attimo è ricordata ogni anno con sirene che suonano per un minuto in tutta la nazione.
