
Di me non sai. La premessa insita nel titolo è la chiave di volta dell’opera prima di Raffaele Cataldo. Lucio è fulminato dalla bellezza di quel ragazzo che osserva dalla finestra mentre lentamente fuma una o più sigarette. La prima volta che lo vede è tra i pendolari appena scesi da un treno regionale, si distingue dalla massa per la sua giacca a vento di un fucsia acceso. Quel ragazzo biondo ed etereo ben presto acquisisce un nome, Davide. Merito del destino o più banalmente delle app per incontri che ci intercettano in ogni dove?
Ben presto i due iniziano a frequentarsi: vanno insieme in spiaggia, ascoltano musica, cenano, fanno parecchio sesso, qualche volta dormono insieme. A Lucio non sembrano pesare i tanti anni di differenza tra loro (Davide è uno studente), anzi, tutti questi elementi consuetudinari assumono nella sua testa la forma di amore.
Una duplice narrazione quella del romanzo: l’autore segue parallelamente le prospettive emotive dei due protagonisti. Lucio è intrappolato nel suo delirio sentimentale, pensa, controlla, soffre. Non riesce a capacitarsi di quella mancata reciprocità. Davide ha vent’anni, è sfuggente, non sempre leale, è inquieto. Continua a pensare e a cercare Lorenzo, l’unico uomo che forse ha davvero amato e di cui conserva soltanto una vecchia fotografia pixelata su un cellulare da buttare.
Ma chi ama chi? Bella domanda, un po’ meno facile rispondere. Forse nessuno ama per davvero, forse sono solo ossessioni, ricordi distorti, vaneggiamenti. Forse è solo il sesso che annebbia la ragione. O forse molto più banalmente entrambi amano la persona sbagliata. Non c’è una risposta giusta o sbagliata, Patty Pravo direbbe “vicini per questioni di cuore se così si può dire di noi”.
Disinibito, sensuale, profondo. Cataldo firma un’opera prima di notevole maturità. Uno spaccato onesto e senza fronzoli di molte relazioni gay, ma è un libro universale perché, si sa, un cuore che soffre non conosce orizzonti.
P.s. Ambientato in Puglia – tra paesi di provincia, spiagge e campagne – e in un’inedita Bari affacciata sul traffico di via Capruzzi, con i muri tappezzati di manifesti con il faccione sorridente di Moira Orfei.
«Voi avete passato tutto quello che abbiamo passato noi» dice. Ha la voce impastata di sonno. «Ma l’avete superata». Lucio ha messo la caffettiera sul fuoco e si volta a guardarlo. «E poi scopate meglio» dice ancora, trattenendo uno sbadiglio. Incrocia le braccia sul tavolo e ci affonda la testa, come su un cuscino. Lucio sorride: pensa che la volgarità non gli si addice.
Libro: Di me non sai
Autore: Raffaele Cataldo
Edizione: Accento, 2024
