“Maleuforia”, cuore e viscere nei bassifondi di Napoli


“Mo ti dico ‘na cosa, nenna: i bordelli so’ posti di sangue. Non c’hai mai pensato, scummetto, eppure tu pulisci le stanze di tutte quante. A chi dice che so’ posti di sentimento o conforto io ci sputo n’faccia. Sangue di mestruo, sangue di mazzate, sangue di culi-rotti, sangue di vitenuove e vitevecchie, sangue di sante e sangue di plebaglia. Ogni volta che ci sta un sangue nuovo succede qualcosa. Tu hai tirato il sangue da mio figlio. Mo per mettere a posto ‘e cose serve il tuo”.
Vita e morte, sacro e profano, ombra e luce: questa è Napoli, una delle città più belle del mondo. Scenario prodigioso di Maleuforia, opera prima di Deborah D’Addetta per Giulio Perrone Editore.

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“Di me non sai”, il lato inquieto e sfuggente dell’amore

Di me non sai. La premessa insita nel titolo è la chiave di volta dell’opera prima di Raffaele Cataldo. Lucio è fulminato dalla bellezza di quel ragazzo che osserva dalla finestra mentre lentamente fuma una o più sigarette. La prima volta che lo vede è tra i pendolari appena scesi da un treno regionale, si distingue dalla massa per la sua giacca a vento di un fucsia acceso. Quel ragazzo biondo ed etereo ben presto acquisisce un nome, Davide. Merito del destino o più banalmente delle app per incontri che ci intercettano in ogni dove?

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