“Le vite nascoste dei colori”: percepire la realtà in ogni sua sfumatura

Mio è una ragazza dagli occhi speciali: la natura le ha donato la capacità di percepire i colori in tutte le loro tonalità, anche quelle per cui non esiste un nome. È una qualità che le si addice, perché Mio discende da una famiglia che da generazioni cuce, ricama e colora shiromuku, i tradizionali kimono nuziali: un’arte in cui la percezione dei minimi dettagli è fondamentale. È un dono che da bambina quasi la travolge, con quella esplosione di colori che la attende al risveglio ogni mattina, ma che in età adulta diventa il suo lavoro e la sua visione della realtà.

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Genitori-figli, le identità in crisi nei “Tre piani” di Eshkol Nevo

Famiglie apparentemente solide che rivelano crepe profonde, certezze borghesi che si sgretolano sotto il peso della propria inconsistenza. La realtà si sfalda in Tre piani, di Eshkol Nevo: va progressivamente in pezzi mentre il racconto incalza. La parola è la vera protagonista: da un lato la necessità di spiegare, di dare la propria versione, dall’altro l’impossibilità di ogni chiarimento, di una comunicazione autentica. La parola certifica il bisogno dell’altro e l’impossibilità di raggiungerlo; la parola divide, ferisce, allontana.

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“Atti di sottomissione”, dipendenza e riscatto nell’esordio di Megan Nolan

“Amo la ragazza che ha fatto queste cose, la amo perché mi dispiace per lei, e la capisco”. 
Atti di sottomissione (di disperazione, nel titolo originale) è una storia d’amore. L’amore a volte più difficile da conquistare: quello per se stessi. 
“Pensavo che l’amore di un uomo mi avrebbe riempito così tanto che non avrei avuto più bisogno di bere, mangiare, tagliarmi o fare di nuovo qualsiasi altra cosa al mio corpo. Pensavo che se ne sarebbe fatto carico al posto mio”.

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