“Rubare la notte”, la vita immaginata di Antoine de Saint-Exupéry 

Lo ha conosciuto da bambina, attraverso le letture che il padre – cantante lirico – le regalava prima di andare a dormire. Recitando Il piccolo principe, o interpretando Pilota di guerra. Un mondo, quello di Antoine de Saint-Exupéry, che Romana Petri ha studiato a fondo negli anni, fino a sentire il bisogno di calarsi nei suoi panni (e nei suoi pensieri) per raccontarcelo in questa deliziosa biografia romanzata. Sospesa – come lo era lui – tra cielo e terra, realtà e immaginazione. 

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“Dove non mi hai portata”: indagine su una madre mai conosciuta

“Di mia madre, ho soltanto due foto in bianco e nero.

Oltre, naturalmente, alla mia stessa vita e a qualche memoria biologica, che non sono certa di saper distinguere dalla suggestione e dal mito.

Scrivo questo libro perché mia madre diventi reale”.

Il 24 giugno 1965 una neonata di otto mesi viene abbandonata a Villa Borghese. Poche ore dopo i suoi genitori si gettano nel Tevere. Ma prima inviano una breve lettera a L’Unità, spiegando il proprio gesto e indicando le generalità della piccola, frutto del loro amore impossibile per le leggi dell’epoca.

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“Rombo”, l’eco del terremoto che scosse il Friuli

“In seguito, tutti parleranno del rumore. Del rombo. Con cui è iniziato”. 

6 maggio 1976. Il terremoto devasta il Friuli e le vite di chi lo abita. Distruggendone non solo le case, ma anche il senso di sicurezza. E aprendo una faglia tra il prima e il dopo. 

“Com’era il paesaggio prima? Di colpo la gente l’ha dimenticato e lo cercherà nei sogni, per anni – che aspetto aveva il terreno prima dello squarcio, prima dei cocci, delle macerie, dei segni di trascinamento, il terreno sotto i piedi, giorno dopo giorno? Il terreno della vita quotidiana diventa un luogo disturbato, in cui ciascuno cerca quello che ha perduto, tastando, scrutando, tendendo l’orecchio”. 

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“Il corpo ricorda”, violenza e rinascita nel memoir di Lacy Johnson

“È strano, penso ora, il modo in cui se pure la mente dimentica, il corpo ricorda. Il modo in cui il corpo ricorda slegato dalla mente: il modo di stare-accanto o giacere-sotto o sedere-sopra o rialzarsi-da. Il corpo ricorda le preposizioni: la propria posizione in rapporto ad altri corpi”.

È la notte del 5 luglio 2000 quando Lacy M. Johnson scappa dal seminterrato in cui l’ex compagno l’ha stuprata, dopo averla sequestrata con l’intenzione di ucciderla. Lo aveva lasciato, dopo anni di violenze taciute e negate anche a se stessa. Violenze che è il corpo a ricordare, aprendo un varco nell’indicibile. 

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“Niente di vero”, o forse no

“La maggior parte dei ricordi ci abbandona senza che nemmeno ce ne accorgiamo; per quanto riguarda i restanti, siamo noi a rifilarli di nascosto, a spacciarli in giro, a promuoverli con zelo, venditori porta a porta, imbonitori in cerca di qualcuno da abbindolare che si abboni alla nostra storia. Scontata, a metà prezzo. 
La memoria per me è come il gioco dei dadi che facevo da piccola, si tratta solo di decidere se sia inutile o truccato”. 

Non ci sarà “Niente di (completamente) vero”, forse, nei ricordi che tra queste pagine si susseguono come flashback, ma sicuramente c’è molto di Vero(nica) Raimo. Che in questo romanzo riscrive la propria storia, personale e familiare, la propria “formazione” artistica e sentimentale, partendo da una paradossale consapevolezza:

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“Primo Sangue”, le radici di Amélie Nothomb

Con un incipit che non può non ricordare Cent’anni di solitudine, Primo Sangue di Amélie Nothomb conquista già dalle prime righe. La scrittrice belga, icona della letteratura internazionale, nel suo trentesimo romanzo presta la propria voce al padre Patrick, scomparso all’inizio della pandemia, per raccontarne l’infanzia e la giovinezza in prima persona. E trovare così il modo di dirgli addio.

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Il “mondo bello” tra le pagine di Sally Rooney

La domanda è di quelle che ci siamo posti tutti, almeno una volta nella vita. Quando abbiamo dovuto abbandonare certezze e illusioni, quando la realtà ha fatto vacillare l’idea che avevamo di noi stessi. Va da sé che per i millennials che Sally Rooney torna a raccontare – cresciuti tra promesse infrante dalla precarietà economica e esistenziale – quella domanda rappresenti l’inquietudine di una generazione: “Dove sei, mondo bello”. È quel che si chiede la scrittrice irlandese, classe 1991, nel suo terzo romanzo.

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Alessandra Carnaroli, poesie affilate come lame

Sono poesie sull’orlo di una crisi di nervi, micce innescate che deflagrano oltre il margine della pagina, quelle raccolte in 50 tentati suicidi più 50 oggetti contundenti, pubblicato da Einaudi. In pochi versi asciutti e affilati come lame, Alessandra Carnaroli porta lo sconforto e le frustrazioni del quotidiano al parossismo immaginando cinquanta possibili modi di uccidersi e cinquanta possibili modi di uccidere. Con oggetti comuni trasformati in armi letali, in uno spazio domestico che nulla più ha di sicuro e familiare, ma anzi si trasforma in un teatro del perturbante.

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