“Il corpo ricorda”, violenza e rinascita nel memoir di Lacy Johnson

“È strano, penso ora, il modo in cui se pure la mente dimentica, il corpo ricorda. Il modo in cui il corpo ricorda slegato dalla mente: il modo di stare-accanto o giacere-sotto o sedere-sopra o rialzarsi-da. Il corpo ricorda le preposizioni: la propria posizione in rapporto ad altri corpi”.

È la notte del 5 luglio 2000 quando Lacy M. Johnson scappa dal seminterrato in cui l’ex compagno l’ha stuprata, dopo averla sequestrata con l’intenzione di ucciderla. Lo aveva lasciato, dopo anni di violenze taciute e negate anche a se stessa. Violenze che è il corpo a ricordare, aprendo un varco nell’indicibile. 

“Io sbatto la testa sul davanzale e vedo un lampo, poi buio. Cerco di allontanarlo a calci e lui mi dà un pugno su un fianco. Io divento una pozzanghera, colo dal divano al pavimento”. 

Una memoria impressa nella carne come un marchio a fuoco – che condizionerà dolorosamente, anni dopo, anche l’esperienza della maternità.

“Nei giorni davvero, davvero brutti non sopporto che i miei figli mi tocchino. […] Mio figlio sale sul tavolo da pranzo, oppure mi si aggrappa, urlante, alle gambe mentre sto preparando la cena. Ma non è il cibo né latte né un sonnellino quello che vuole. 
Non sono capace di dargli quello che vuole. 
Non mi va di dargli quello che vuole”.

Il racconto procede frammentato, fra continui salti temporali, alternato ai rapporti della polizia, ai resoconti delle sedute di psicoterapia, ai sogni di cui la protagonista non riesce a liberarsi. Ricomporre la propria storia, attraverso la memoria del corpo, diventa allora l’unico modo per darle un senso. 

“C’è la storia che ho io, la storia che ha lui, e la storia che ha la polizia nel fascicolo. C’è la storia che scrisse la giornalista per il quotidiano. C’è la storia che riferì la poliziotta nel suo rapporto; la sua non è la mia. C’è la storia che lui avrà raccontato alla madre quando la chiamò al telefono; c’è la storia che avrete voi dopo aver posato questo libro. È un reticolo infinito di storie. Questa storia mi dice chi sono. Mi attribuisce significato. E io voglio disperatamente significare qualcosa”. 

Così, la scrittura diventa per Johnson il modo in cui riappropriarsi del proprio vissuto e del proprio corpo, in cui tornare soggetto. Esplorando con crudezza e coraggio cosa significhi subire violenza da chi più ti è vicino, rifiutando però l’etichetta di vittima. E sviscerando tutte le contraddizioni di una relazione-specchio, funzionale a riflettere il potere dell’altro attraverso la propria subordinazione. 

“È facile scrivere che ho paura di lui. È più difficile scrivere che mi ha insegnato ad apprezzare il cinema, la buona cucina, e ammettere che probabilmente sono una scrittrice a causa sua, a causa di tutto quello che è successo. È difficile ammettere che lo amavo”. 

Questo doloroso, viscerale memoir apre per la protagonista un nuovo varco, come suggerisce il titolo originale The Other Side (nella traduzione italiana Il corpo ricorda). Una strada per elaborare il trauma e attraversarlo, una possibilità di rinascita oltre la porta di quel seminterrato che lei stessa spalanca, nelle prime e nelle ultime righe, riguadagnando la libertà.

Perché la verità è: ho paura di quello che può succedere quando avrò finito. Sono in trappola, dico. In una prigione che ho costruito io con questa storia. E non so come farò a scappare, dico. 
Invece lo so. 
La storia è una trappola, un rompicapo, un paradosso. 
Finirla crea una porta. 

Libro: Il corpo ricorda
Autrice: Lacy M. Johnson, 2014
Titolo originale: The Other Side
Traduttrice: Isabella Zani
Edizione: NN Editore, 2022
Foto: Sara Grattoggi

Briefly in English: “The Other Side” is a painful, haunting account of the abusive relationship that led to Lacy M. Johnson’s kidnapping, rape and imprisonment by her former boyfriend and university professor. A vivid memoir she writes, after many years, in order to process her trauma, heal and regain power over her body and herself. 

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