
Il corpo è una mole dietro cui nascondersi o un contenitore in cui rifugiarsi fino a diventare invisibili. È così per Arthur Opp, un tempo professore universitario, ora rintanato in casa da anni per sfuggire allo sguardo degli altri. Il cibo è l’unico compagno che quest’uomo di mezz’età si concede, l’unico strappo alla solitudine: la sua quotidianità è fatta di piccoli faticosi passi per raggiungere la cucina e di pomeriggi passati davanti alla tv, con una nostalgia per qualcosa di indefinito e lontano. La realtà irrompe in questa immobilità come una scheggia che arriva dal passato: a spezzare l’equilibrio è la lettera di Charlene, un’ex alunna con cui Arthur ha avuto una relazione e con la quale è rimasto in contatto epistolare per anni. Dopo un lungo silenzio, lei torna a farsi viva e chiede un aiuto per il figlio, Kel, che sta per finire la scuola e deve decidere cosa fare della propria vita.
Questa voce familiare apre un nuovo spiraglio nei giorni di Arthur, una lieve luce di speranza torna ad affacciarsi da finestre rimaste troppo a lungo chiuse. Ma aprirsi agli altri è un processo lento e doloroso: vuol dire tornare con la memoria al dolore che non si riesce a elaborare, torturarsi in uno slancio estremo di onestà verso se stessi e gli altri. Eppure il cambiamento è iniziato e non si fermerà. La manifestazione della svolta è il rapporto con Yolanda, la ragazza delle pulizie che per prima rompe la barriera, quasi profanando la casa diventata ormai un santuario della solitudine: lei è un nuovo, timido contatto con l’esterno; lei porta con sé la possibilità di ritrovare l’affetto, la cura per gli altri, il desiderio di aiutare.
E poi c’è Charlene, totalmente devota a suo figlio, intrappolata in un dolore antico e troppo grande da gestire, da sopportare. Il filo che la unisce ad Arthur è quello della solitudine: “Era più sola di me, lo intuivo, e questo mi ha spinto ad amarla” – ricorderà lui. Kel e Yolanda sono gli specchi in cui queste esistenze si riflettono e prendono consistenza, sono l’appiglio a cui ancorare speranze e desideri sfocati.
Il romanzo di Liz Moore è duro e delicato al tempo stesso: trascina lettori e lettrici nell’abisso dell’autocommiserazione, del dolore, della cosciente distruzione di sé; e poi tende una mano, indica una direzione, suggerisce una possibile salvezza. La sofferenza è tangibile, così come la solitudine, la vera protagonista del racconto: quella “superanima” che collega in una rete invisibile tutti gli spiriti dolorosamente affini. “Accade ogni giorno, mi ripetevo, ogni giorno qualcuno perde il contatto con il mondo e diventa un nobile eremita, connesso solo con se stesso, un serpente che si morde la coda e che poi deve cercare con determinazione l’aiuto della superanima della solitudine, deve farlo, altrimenti morirà. E poi diventa come me, e la superanima si espande con amore, con generosità, e l’accoglie come un membro di un club segreto. Tutte le persone del mondo che sono sole o malate o molto tristi”.
Mi riconoscevo in lei, nella sua goffaggine, nella sua solitudine, nel suo essere sempre fuori posto, una straniera in una stanza piena di compatrioti.
Libro: Il peso
Autrice: Liz Moore, 2012
Titolo originale: Heft
Traduttrice: Ada Arduini
Edizione: NN Editore, 2022
Foto: Gianvito Rutigliano
Briefly in English: Two lonely souls meet in Liz Moore’s novel “Heft”: the former professor Arthur Opp and Charlene Turner, who once attended his university course. They had a relationship long ago and then kept in touch sending each other letters over the years. After a long silence, Charlene writes to Arthur again, asking him to help her teenage son Kel. Her request shakes Arthur’s melancholic everyday life: he feels compelled to open his house to other people and connect to the real world again, finding a renewed, deep relation to others.

[…] Il peso, Liz Moore. Arthur Opp, un tempo professore universitario, vive chiuso in casa ormai da anni per sfuggire allo sguardo degli altri. Il cibo è l’unico compagno che quest’uomo di mezz’età si concede. Qualcosa cambia quando torna a farsi sentire Charlene, un’ex alunna con cui Arthur ha avuto una relazione e con la quale è rimasto in contatto epistolare per anni. Allora inizia un percorso di elaborazione del dolore e di apertura verso il mondo esterno: un cammino lento, faticoso, che Moore racconta con una scrittura carica di umanità. Toccante. […]