Il nostro 2022 in dieci libri

Breve lista dei libri che abbiamo amato di più.

Le cattive, Camila Sosa Villada. Alle donne trans che popolano gli anfratti bui del Parco Sarmiento la scrittrice dedica ritratti crudi e poetici: ognuna delle protagoniste porta su di sé il marchio della violenza, del dolore, della vicinanza alla morte; eppure ognuna di loro si aggrappa alla vita in uno slancio estremo di resistenza e rivendicazione di libertà. Per queste donne fiere il branco è l’unico rifugio: nelle altre ognuna rivede sé stessa. A lettori e lettrici non resta che lasciarsi trascinare da questo euforico e disperato corteo di baccanti. Struggente. 

Così per sempre, Chiara Valerio. Nel reimmaginare una delle figure più conosciute della letteratura di ogni tempo, quella del conte Dracula, Chiara Valerio ci regala un vero e proprio tonico per le nostre menti assopite: Così per sempre è un romanzo polifonico, avvincente e dalla struttura complessa come quella di un classico dell’Ottocento. Il vampiro in questione si chiama Giacomo Koch, è sfuggito al leggendario paletto e, da personaggio indimenticabile quale è, affronta la modernità destreggiandosi fra le contraddizioni. Senza tempo.

Primo Sangue, Amélie Nothomb. La scrittrice belga, icona della letteratura internazionale, nel suo trentesimo romanzo presta la propria voce al padre Patrick, scomparso all’inizio della pandemia, per raccontarne l’infanzia e la giovinezza in prima persona e trovare così il modo di dirgli addio. Celebrandone la vita straordinaria, ma soprattutto l’animo curioso e inscalfibile, nonostante le avversità. Sorprendente. 

Vita mortale e immortale della bambina di Milano, Domenico Starnone. In apparenza un semplice romanzo di formazione, l’opera più recente di Starnone è in realtà una riflessione su affetti e relazioni, sulle figure reali e immaginarie su cui si costruisce un’esistenza, sulla vita e l’insufficienza del linguaggio a raccontarla. Poetico.

Niente di vero, Veronica Raimo. A cavallo tra memoir, autofiction e romanzo di formazione, Niente di vero gioca sul labile confine tra realtà e mistificazione, ricordo e menzogna, per riscrivere con flashback esilaranti e a volte amari la propria storia personale. Svelando con spirito dissacrante ossessioni e nevrosi familiari, ma anche la parte forse più autentica di sé. Graffiante. 

E poi saremo salvi, Alessandra Carati. Aida ha sei anni quando fugge con la sua famiglia dalla Bosnia incendiata dall’odio etnico e approda in un’Italia sconosciuta. La volontà che la spinge a vivere integrandosi perfettamente nel nuovo contesto non cancella la violenza dello strappo con il Paese d’origine: i rapporti con i genitori e con il fratellino Ibro diventano difficili, logorati dal non detto e dai sensi di colpa. Il dolore più grande è non riuscire ad aiutare i propri cari nel momento della malattia. Eppure nella sofferenza è forse possibile trovare una comprensione più profonda, una nuova intimità. Dolorosamente lieve. 

La Fortuna, Valeria Parrella. L’eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. seppellì Pompei e i villaggi vicini è raccontata qui attraverso gli occhi di Lucio, un giovane di famiglia nobile che assiste al “prodigio” dalla prua della sua nave. D’altra parte, il mare è l’unico posto in cui Lucio si sente a suo agio: lí il suo destino non sembra già irrimediabilmente tracciato e il ragazzo sente di poter decidere che senso dare alla propria esistenza, per quanto la Fortuna conceda. Essenziale.

Rincorrendo l’amore, Nancy Mitford. I Radlett sono un’aristocratica famiglia inglese che vive nella gelida e piuttosto spartana tenuta di campagna di Alconleigh. Il romanzo racconta con uno stile arguto la quotidianità di questo eccentrico clan soffermandosi sulle vicende della protagonista, Linda, inadatta alla vita pratica e votata a una sognante ricerca dell’amore. Per costruire la sua ricchissima galleria di personaggi Mitford si ispirò certo alla storia della sua famiglia: la scrittrice è una delle sei celeberrime sorelle che segnarono il costume e diedero scandalo nell’Inghilterra a cavallo tra le due guerre. Brillante. 

Il corpo ricorda, Lacy M. Johnson. Un doloroso, viscerale, memoir in cui l’autrice ripercorre la spirale di violenza e dipendenza culminata nel suo sequestro da parte dell’ex fidanzato, intenzionato a ucciderla. Un modo per elaborare il trauma e attraversarlo, ad anni di distanza. Usando la scrittura per riappropriarsi del proprio vissuto e del proprio corpo, in un percorso di liberazione e di rinascita. Catartico. 

Il peso, Liz Moore. Arthur Opp, un tempo professore universitario, vive chiuso in casa ormai da anni per sfuggire allo sguardo degli altri. Il cibo è l’unico compagno che quest’uomo di mezz’età si concede. Qualcosa cambia quando torna a farsi sentire Charlene, un’ex alunna con cui Arthur ha avuto una relazione e con la quale è rimasto in contatto epistolare per anni. Allora inizia un percorso di elaborazione del dolore e di apertura verso il mondo esterno: un cammino lento, faticoso, che Moore racconta con una scrittura carica di umanità. Toccante.

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