“Niente di vero”, o forse no

“La maggior parte dei ricordi ci abbandona senza che nemmeno ce ne accorgiamo; per quanto riguarda i restanti, siamo noi a rifilarli di nascosto, a spacciarli in giro, a promuoverli con zelo, venditori porta a porta, imbonitori in cerca di qualcuno da abbindolare che si abboni alla nostra storia. Scontata, a metà prezzo. 
La memoria per me è come il gioco dei dadi che facevo da piccola, si tratta solo di decidere se sia inutile o truccato”. 

Non ci sarà “Niente di (completamente) vero”, forse, nei ricordi che tra queste pagine si susseguono come flashback, ma sicuramente c’è molto di Vero(nica) Raimo. Che in questo romanzo riscrive la propria storia, personale e familiare, la propria “formazione” artistica e sentimentale, partendo da una paradossale consapevolezza:

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