
Tutto inizia con un commento denigratorio che lo scrittore quarantenne Oscar Jayack scrive sul profilo di Rebecca Latté, leggendaria attrice ora alle prese con i bilanci, le delusioni e le porte in faccia che arrivano con la mezza età. Tra i due inizia una corrispondenza prima risentita e guardinga, poi sempre più aperta, profonda, sincera. “Caro stronzo” segna l’apertura delle ostilità e insieme l’inizio di un viaggio nelle profondità di sé stessi: specchiandosi nell’esperienza dell’altro, ognuno si ritrova a guardare e portare in superficie le proprie debolezze, paure e meschinità. Lo scambio epistolare è intervallato dai post di Zoé Katana, blogger femminista trentenne, che ha denunciato Oscar per molestie e su internet porta avanti le sue battaglie con la furia di una generazione in realtà fragile. Sui social le sue tesi di rottura e la sua rabbia trovano terreno fertile e ostile insieme: da un lato raggiungono gli altri e le altre permettendo la condivisione di esperienze comuni, dall’altro diventano un boomerang, dando l’autrice in pasto a odiatori e frustrati seriali.
Virginie Despentes è impietosa nel descrivere il meccanismo crudele della rete, che offre una versione patinata dell’esistenza mentre stritola vite e reputazioni. Il suo romanzo epistolare sgretola quel meccanismo, lo scompone e lo ribalta: nelle loro email e nei loro post, i protagonisti del libro si analizzano fino ad ammettere e rivelare le zone più oscure della propria personalità: le ipocrisie, la vergogna, le dipendenze da alcol e droga come appigli per aggrapparsi mentre si è in caduta libera o come tentativo di ribellione a una vita che non si riesce a gestire. “La speranza – scrive Oscar – è l’unico antidoto alla disperazione. Ma è precisamente quanto ci è stato confiscato. La distopia è diventata l’unico orizzonte sensato. Credere che le cose possano migliorare è dar prova d’idiozia. È questo, il totalitarismo vincente. I nostri immaginari monopolizzati da un’unica convinzione: non ci sono alternative. La speranza è roba da imbecilli”.
Eppure non è la disperazione a prevalere. In questo serrato scambio di parole, i giocatori mettono sul tavolo le carte peggiori in una mossa liberatoria: ognuno mostra il proprio disastro e lo offre all’altro come specchio. È forse questo il tratto più toccante del romanzo: la sensazione che pur nel casino delle proprie vite, i personaggi alla fine riescano ad aprire una breccia, a trovare un po’ di luce nel groviglio buio della coscienza, a tendersi la mano in un gesto silenzioso di conforto.
In Caro stronzo ci sono internet, il MeeToo, il femminismo, le dipendenze, la città trasfigurata dal lockdown, la disparità tra chi il potere lo gestisce e chi ne viene schiacciato: temi non incasellati in categorie di comodo ma sviscerati attraverso l’esperienza dei singoli. Ci sono la tentazione costante di cadere e la voglia di rialzarsi nonostante la fatica. C’è, soprattutto, la vicinanza umana che può se non salvare, almeno accogliere e sostenere l’altro nei momenti bui. “Cosa possiamo fare – si chiede Rebecca in uno dei passaggi più belli – per gli amici per i quali temiamo il peggio? Niente. Possiamo solo inviare messaggi per dire facciamoci una partita a ping-pong troviamoci a bere una cosa. Possiamo solo dirci speriamo che passi. Ed esserci, dopo. Pregando perché dell’amico che avevamo rimanga qualcosa. E poi lasciar correre”.
A volte mi ripiglia. Sono tentato di cedere, tanto per spezzare la tensione. Così almeno è fatta, cazzo. Soccombere. La parola è già bella di per sé. Cadere riversi. Perdere i sensi. Franare a terra, scivolare lungo il bancone, sguazzare nel canale di scolo, vomitare. Perdere. Quello che ci piace dell’alcol è quello che ci piace del fumo, quello che ci piace della passione amorosa è quello che ci piace dei lavori ben pagati che rendono infelici – è amare quel che è più forte di noi
Libro: Caro stronzo
Autrice: Virginie Despentes, 2022
Titolo Originale: Cher connard
Traduttore: Maurizia Balmelli
Edizione: Fandango, 2023

[…] Caro stronzo, Virginie Despentes. Magnificamente scritto, questo scambio epistolare sviscera l’intimità dei personaggi svelandone dipendenze, ossessioni e debolezze. La corrispondenza tra uno scrittore accusato di molestie sessuali e una leggendaria attrice di mezz’età è intervallata dai post di una blogger femminista che porta avanti la sua battaglia contro violenze e discriminazioni di genere. Nel romanzo di Despentes ci sono internet, il MeeToo, il femminismo, le dipendenze, la città trasfigurata dal lockdown, la disparità tra chi il potere lo gestisce e chi ne viene schiacciato: temi non incasellati in categorie di comodo ma sviscerati attraverso l’esperienza dei singoli. Dirompente. […]