
La domanda è di quelle che ci siamo posti tutti, almeno una volta nella vita. Quando abbiamo dovuto abbandonare certezze e illusioni, quando la realtà ha fatto vacillare l’idea che avevamo di noi stessi. Va da sé che per i millennials che Sally Rooney torna a raccontare – cresciuti tra promesse infrante dalla precarietà economica e esistenziale – quella domanda rappresenti l’inquietudine di una generazione: “Dove sei, mondo bello”. È quel che si chiede la scrittrice irlandese, classe 1991, nel suo terzo romanzo.
“Mi dico che voglio vivere una vita felice e che le circostanze per viverla non si sono semplicemente presentate. Ma se non fosse vero? Se fossi io che non riesco a concedermi di essere felice? Per paura, o perché preferisco crogiolarmi nell’autocommiserazione, o perché credo di non meritarmi qualcosa di buono, o per qualche altra ragione. Ogni volta che mi capita qualcosa di bello mi ritrovo a pensare: chissà quanto durerà prima di finire male. E desidero quasi che il peggio arrivi presto, meglio prima che dopo, e se possibile subito, così almeno smetto di stare in ansia”.
Al centro, ancora una volta, le relazioni d’amore e di amicizia di quattro ragazzi alle soglie dei 30 anni: Alice, scrittrice affermata reduce da un esaurimento nervoso; Felix, magazziniere conosciuto su Tinder, inafferrabile e sprezzante; Eileen, migliore amica di Alice, un lavoro sottopagato in una rivista letteraria; Simon, da sempre innamorato di lei, ma da sempre con altre. Senza filtri né, spesso, punteggiatura, sono gli stessi protagonisti a riversarsi sulla pagina. O meglio, Alice e Eileen: sono loro a raccontarsi, nelle email che si scambiano. A scavare sotto la superficie degli eventi descritti in altri capitoli da un narratore esterno in terza persona. A interrogarsi sull’arte, sul sesso, su Dio, ma soprattutto sul proprio mondo interiore e su quello in cui viviamo: un mondo che tra pandemia, crisi climatica e capitalismo sfrenato, bello spesso non sembra. Non accade molto, come sempre nei libri di Rooney. Che questa volta prova a toccare – proprio in quelle email – anche temi meno intimisti, non sempre però con risultati altrettanto convincenti. Se le sue riflessioni su consumismo e decadenza scivolano nel manierismo, quelle metaletterarie rispondono invece in modo autentico alle critiche arrivate in questi anni ai suoi romanzi.
“Il problema con il romanzo euroamericano contemporaneo – scrive Alice – è che la sua integrità strutturale dipende dall’occultamento delle realtà vissute da pressoché tutti gli esseri umani sulla terra […] a chi potrebbe importare cosa accade ai protagonisti, se ciò accade nel contesto di un sempre più rapido, sempre più brutale sfruttamento di gran parte del genere umano? […] Il romanzo, quindi, funziona se occulta la verità del mondo – comprimendola sotto la superficie sfavillante del testo. E che le persone si lascino o rimangano insieme può tornare a essere di qualche interesse, com’è nella vita vera, se, e solo se, siamo riusciti a dimenticarci di tutte le cose più importanti, vale a dire tutto”.
“Sono d’accordo che investire energie nelle trivialità del sesso e dell’amicizia quando la civiltà umana è sull’orlo dell’abisso possa sembrare volgare, decadente e perfino epistemicamente violento – risponde Eileen. Ma al tempo stesso è quello che faccio ogni giorno. […] In questo senso, quindi, non c’è niente di più grande di quello che tu tanto beffardamente definisci ‘lasciarsi o rimanere insieme’ (!), perché alla fine della nostra vita, quando non abbiamo più niente davanti, resta l’unica cosa di cui vogliamo parlare. Forse siamo nati soltanto per amare e preoccuparci delle persone che conosciamo, e per continuare ad amare e a preoccuparci anche quando ci sarebbero cose più importanti da fare”.
Di fronte all’irrilevanza politica delle nostre azioni in un contesto globale, a un cambiamento sistemico percepito come impossibile, i rapporti umani che stringiamo – sembra dirci Rooney – restano l’unica dimensione su cui provare ad avere un controllo. L’unica in cui sia possibile trovare il proprio senso (a parte, forse, la spiritualità).
“Se, come ormai penso sia abbastanza probabile, non avrò figli e non scriverò mai nessun libro, immagino che non lascerò niente per essere ricordata su questa terra. E forse è meglio così. Questo mi induce a pensare che anziché preoccuparmi e teorizzare sullo stato del mondo, cosa che non aiuta nessuno, dovrei impiegare le mie energie per vivere ed essere felice”.
Da qui, il ripiegamento sul privato e sulle relazioni. Che rende nuovamente centrale, come già in Persone normali, la sfida per superare la distanza e l’incomunicabilità tra esseri umani spesso danneggiati – e per questo disfunzionali nelle loro dinamiche. Uomini e donne che continuano a ferirsi, loro malgrado, nel paradossale tentativo di difendersi, di non soffrire più.
“Se mai riuscirò ad acchiapparti non avrai bisogno di dirmelo, me ne accorgerò da solo, disse lui. Ma non ti correrò dietro più di tanto. Mi limiterò a starmene dove sono e a vedere se vieni da me.
Sì, è quello che fanno i cacciatori con i cervi, disse lei. Poi li ammazzano”.
Le pagine migliori di Rooney, anche questa volta, sono quelle in cui scandaglia l’animo umano. In cui mette a nudo fragilità e miserie dei suoi protagonisti, rendendoceli a volte persino insopportabili – ma per questo più vicini. Sarebbe bello (spoiler alert!) se riuscissimo a “leggerci” davvero nel profondo, a comprenderci oltre le contraddizioni come infine sembrano imparare a fare i quattro, ormai più che trentenni, raggiungendo una sorta di maturità emotiva. Perché il “mondo bello” – sembra concludere la scrittrice – può essere proprio qui, se lo costruiamo.
È sempre meglio amare qualcosa che non amare affatto, amare qualcuno che nessuno, e io sono qui, vivo nel mondo, e neanche per un attimo desidero il contrario.
Libro: Dove sei, mondo bello
Autrice: Sally Rooney, 2021
Titolo originale: Beautiful Wold, Where Are You
Traduttrice: Maurizia Balmelli
Edizione: Einaudi, 2022
Foto: Sara Grattoggi
Briefly in English: “Beautiful World, Where Are You” is probably the defining question of an entire generation. At least, of those western Millennials that Sally Rooney represents so well. In her third acclaimed novel, the Irish writer focuses (again) on relationship dynamics, describing the inner life of her main characters, their visions of the world and their twisted coping strategies. We meet Alice, a famous novelist struggling with her mental health; Felix, her cynical Tinder date who works in a distribution warehouse; Eileen, a frustrated proofreader, and Simon, a childhood friend who loves her, but never seems to settle down. Will they find the beautiful world they long for, despite the pandemic and their shredded hopes?
