
Pur non essendo una città turistica, Ankara regala, a chi ha la pazienza di scoprirli, dei piccoli gioielli. Uno di questi è il Museo delle civiltà anatoliche, aggrappato su una collina nella parte antica della città. Poche sale, molto ben allestite, ospitano bassorilievi, anfore, monete e altri reperti archeologici che raccontano il passato di questa terra prima dell’età ellenistica, dal Paleolitico all’età romana, con un occhio particolare al periodo degli Ittiti. La struttura, ricavata da un antico bazar del XV secolo, fu voluta da Atatürk per mostrare il crogiolo di civiltà che ha arricchito l’Anatolia e che è all’origine dell’identità turca.
Il bassorilievo nella fotografia proviene dal sito ittita di Karkamış, nel sud della Turchia, dove è nata la leggenda di Gilgamesh, primo poema epico dell’umanità. L’antico villaggio, al confine con la Siria, è oggi diviso tra le due nazioni. Il frammento rappresenta la dea madre, ritenuta dall’antichità simbolo di fertilità e abbondanza e venerata con diversi nomi in molte civiltà: per gli Ittiti era Kubaba, qui rappresentata con un melograno stretto al petto e un velo sul caratteristico copricapo.
