
Le cose che si portano in viaggio sono pochi oggetti scelti in fretta prima di andar via. La nostalgia arriverà dopo, quando il passo è compiuto, e si allargherà nel cuore fino a occuparlo del tutto. Quello di Katia, protagonista del romanzo di Aroa Moreno Durán, è il racconto di un distacco precipitoso e definitivo.
Figlia di comunisti spagnoli fuggiti dopo la guerra civile, Katia cresce a Berlino Est, assiste alla costruzione del muro, si mette in fila per ritirare il cibo razionato e con gli amici ascolta dischi proibiti a bassissimo volume per non farsi scoprire. Quello che non manca è l’amore della famiglia: un dono che diventa un tormento quando decide di partire, quasi d’impulso, seguendo un ragazzo al di là del muro. Un taglio netto, il tradimento di un mondo, un gesto che cancella la vita di prima senza offrire una nuova identità.
Senza più terra, senza più storia, la voce di Katia è quella di chi non ha radici, di chi si sente straniero ovunque, di chi ha perso il privilegio di chiamare un luogo “casa”. Nelle pagine che scorrono c’è la difficoltà di fare i conti con le proprie scelte, c’è il rimorso che si insinua nella coscienza, ci sono i dubbi che tolgono colore a ogni momento. La memoria diventa rifugio e tortura quando richiama alla mente l’immagine del padre alla finestra, il profumo della madre, il respiro della sorella che dorme: figure rimosse destinate a tornare, inesorabili, per rivendicare il proprio spazio.
“Cose che si portano in viaggio”, prima opera narrativa della spagnola Aroa Moreno Durán, ci mette di fronte al dolore delle divisioni, dei muri, delle decisioni da cui non si torna indietro. Il resoconto brusco di una pagina di storia ci riporta al presente e al dilemma di ogni tempo: restare fermi sapendo di rinunciare a qualcosa o cambiare rischiando di perdere tutto.
Cos’hai fatto, Katia. A quanta incoscienza, a quale istinto animale mi ero abbandonata per gettare tutto in un burrone, per spingerci uno dopo l’altro tutti i membri della mia famiglia e lasciarli cadere, addio e per sempre. Katia, la figlia, la sorella, che tramava il futuro nella sua stessa casa, nella casa dei suoi genitori, nel suo paese.
Libro: Cose che si portano in viaggio
Autrice: Aroa Moreno Durán, 2017
Titolo originale: La hija del comunista
Traduttrice: Roberta Bovaia
Edizione: Ugo Guanda Editore, 202
Foto: Gianvito Rutigliano
Briefly in English: Katia is twenty and lives with her family in East-Berlin where she witnesses the building of the wall. Her parents are Spanish communists who left their country after the Civil war. When she meets a young man who lives “beyond the wall” she decides to escape abandoning her family and friends. As a result of that choice, she becomes a woman with no identity stuck in a reality that she can’t call home. Her past will always come back forcing her to face the consequences of her decision. The Spanish author Aroa Moreno Durán writes a novel full of emotion and grief: she tells a story about one of the most painful times in recent European history and at the same time lets us confront an eternal dilemma: to stay and give up something or to change and risk losing everything.
