“Il cinematografo”, la Settima arte come non l’hanno mai raccontata

Andrea Coffami ha costruito la sua intera carriera di autore sul gioco dei doppi, sull’ambiguità, sulla beffa verbale, sull’alternanza tra il serio e il faceto (Serio f’aceto è anche il titolo di una sua raccolta di poesie pubblicata nel 2011 da Ensemble Edizioni), sulla capacità di essere uno e molteplice: poeta, scrittore, rapper, umorista, inventore di bufale online, promoter per una casa editrice di fumetto e molto altro. Ma è anche uno che conosce bene la vita sui set cinematografici e che del cinema ha fatto una delle sue più incrollabili passioni e uno dei suoi molti mestieri.

Con Il cinematografo. Pamphlet della Settima arte messa da parte (IVVI Edizioni, 2021) ha deciso di parlare di Cinema alla sua maniera, prendendo in giro il mondo della celluloide, stravolgendo nozioni e plasmandole per strappare una risata al lettore e perfino insinuare il dubbio che la più clamorosa delle assurdità scritte in questo libro sia dopotutto la verità. Coffami dimostra così di padroneggiare pienamente la materia, alternando verità storiche a plateali invenzioni, e racconta le sue astruse versioni dei fatti in modo tale che sembrino reali.

Il cinematografo ha la struttura solidissima della più seria e credibile delle opere saggistiche sul Cinema: una prima parte è dedicata alle fasi salienti della Storia della Settima arte (ma già l’indice, posto furbamente in calce al volumetto di rapidissima lettura, tradisce la natura canzonatoria del libro); una seconda ai registi che hanno fatto grande il Cinema; una terza e una quarta sono un glossario di termini tecnici e figure indispensabili affinché un film venga realizzato, dalla produzione sino al momento in cui una pellicola va letteralmente in pasto ai critici cinematografici. La scrittura di Andrea Coffami è però puramente ironica, di un’ironia a volte più materica, che strappa una risata di pancia, alternata a un senso dell’umorismo affilato e sottile, pensato per sfottere sì il Cinema ma anche la collettività, la politica e le più comuni idiosincrasie umane amplificate dalla società di massa e dall’uso e abuso dei social network nella loro forma di utilizzo più grottesca. 

Per ottenere il suo scopo, l’autore utilizza giochi di parole che sono la sua cifra stilistica (ne sono un esempio il già citato Serio f’aceto, Ne prendo atto, Meno male che non siamo nati lui) e hanno la capacità di materializzarsi nella mente del lettore e così diventare efficaci e diretti come riesce a esserlo solo il linguaggio dei meme. Non si contano poi i riferimenti alla cultura nerd e pop e a una certa passione per il trash nei più disparati ambiti di cui Coffami non ha mai nascosto di subire la fascinazione. 

E se con il penultimo capitolo, quello dedicato alle F.A.Q., lo scrittore di Latina rompe idealmente la quarta parete rivolgendosi direttamente al lettore in un dialogo assurdo, folle e disarmante, dimostra d’altra parte che con spirito beffardo ha in realtà solo scritto una dichiarazione d’amore al Cinema lunga 73 pagine. Accade quando fa ricorso a tutta la sua capacità di “vero” autore per un capitolo che sembra estrapolato da un libro scritto da un altro, quello – serissimo – dedicato a Buster Keaton, genio indiscusso sempre messo a confronto dalla critica e dal pubblico con Charlie Chaplin, in un’ideale battaglia che – palesemente – Coffami fa vincere a mani basse al primo e suo preferito fra i due. 

Dopo le raccolte di racconti L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire (Gorilla Sapiens, 2016) e Fatine, puledri e re (Porto Seguro, 2020) e i suoi precedenti libri di poesia, possiamo dire che Andrea Coffami sia ritornato alla saggistica dopo il suo Sovvertire il cinema (18:30 Edizioni, 2010) e lo abbia fatto con un libro che, nella sua spassosa  leggerezza, conferma la bravura di un autore discusso, per pochi, ma che sa come arrivare a un pubblico che apprezzi lo scherno e un’ironia che non fa prigionieri.

Paolo Sorrentino, a differenza di David Linch, fa dei film dove qualcosa si capisce. Gli ultimi lungometraggi che ha fatto puoi vederli in versione faster e comunque li vedi volentieri lo stesso. Il film più famoso del Nostro è La grande bellezza. Di questo capolavoro esiste una versione estesa (inedita in Italia ma distribuita solo in Cina) con 30 minuti di scene inedite di cui tutti noi sentivamo il bisogno.

Libro: Il cinematografo. Pamphlet della Settima arte messa da parte
Autore: Andrea Coffami
Edizione: IVVI, 2021
Fotografia: Angela Pansini

Briefly in English: “Il Cinematografo” by Andrea Coffami’s is an exhaustive, brilliant essay on the silver screen. Coffami writes about the film industry in his own way, mainly making fun of it: he alternates historical truths with blatant inventions, he twists notions, he tells his own absurd versions of the fact in such a way that they seem real. Coffami manages to make the reader laugh, but he also proves he fully masters the subject and towards the end of the book he reveals his real intent: to write a long, slightly mocking but deep and truthful love letter to the movies.

Lascia un commento