
Il romanzo di esordio di Daniele Petruccioli si apre con la descrizione di una casa nel momento di passaggio tra due vite. È quasi l’alba: le stanze vuote, i pavimenti bucati e polverosi, le finestre sempre aperte per mitigare l’odore pungente del cemento fresco attendono l’arrivo degli operai che gradualmente daranno alla casa una nuova identità, in accordo con quella dei nuovi proprietari. Il nuovo, però, non cancella del tutto le tracce di ciò che lo ha preceduto: le storie, i fantasmi di chi ha vissuto in quella casa restano una presenza costante che si mescola al presente, e di volta in volta le vite che si susseguono in uno spazio circoscritto si stratificano, ne impregnano i muri, ne costituiscono l’essenza.
In “La casa delle madri”, questo tipo di descrizioni sono forse i passaggi più suggestivi. L’“infilata di stanze” nella casa labirintica in cui si susseguono diverse generazioni di una famiglia alto borghese è metafora di quella trappola – determinata da una società opprimente e da relazioni familiari disfunzionali – che impedisce ai personaggi di raggiungere un’interezza, di fare pace con la propria complessità. Sarabanda, il marito Speedy e i loro figli, i gemelli Elia ed Ernesto, sembrano essere in perenne conflitto interiore e alla ricerca vana di una validazione esterna.
Sarabanda, ereditiera della casa in città e di parte di quella al mare della sua famiglia, è un’intellettuale femminista che pur conducendo una vita che si oppone ferocemente ai dettami opprimenti del patriarcato, ne è preda più o meno consapevole. Tormentata dai sensi di colpa nei confronti del figlio Ernesto, nato con una lesione cerebrale, si interroga sulla capacità del suo corpo di creare la vita. Con lei Ernesto ha un rapporto ambivalente, di dipendenza e di conflitto: i continui esercizi fisici a cui la madre lo sottopone da bambino allo scopo di alleviare gli effetti della disabilità non suscitano nell’Ernesto adulto alcuna gratitudine; al contrario, sono vissuti da lui come un’oppressione, un tentativo di cancellare o almeno nascondere la sua disabilità, e quindi la sua identità. Complesso è anche il rapporto con Elia, il “gemello sano”: laddove Elia è fisicamente agile e scattante, Ernesto è abile nel linguaggio e intelligente (per un miracolo di compensazione la lesione non ha influito sulle sue facoltà mentali), ma i due non si completano, anzi: più volte l’autore vi si riferisce con la metafora delle due rette parallele. Troppi elementi gravano sul loro rapporto: la complessità dell’essere gemelli; il rancore di Ernesto nei confronti di Elia che vive una vita normale a sue spese; il rancore di Elia nei confronti sia dell’Ernesto bambino che dipende da lui disperatamente, sia dell’Ernesto adulto che lo respinge con forza. Il padre, Speedy, è consapevole della sua inadeguatezza: la responsabilità di due figli, di cui uno malato, semplicemente lo schiaccia, proprio lui che avrebbe voluto dare il meglio di sé per guadagnarsi l’amore di Sarabanda e l’approvazione della famiglia.
Petruccioli costruisce i suoi personaggi con grande introspezione psicologica, ma fa la scelta stilistica di non liberarli mai dai fili del burattinaio: non ci sono dialoghi né vere e proprie scene, tutto è filtrato attraverso la voce di un narratore onnisciente che descrive passo dopo passo l’azione per poi fornirne una completa e approfondita interpretazione. Se da un lato il realismo e la profondità dei personaggi coinvolgono il lettore nella storia, dall’altro allo stesso lettore sembra quasi di guardare i personaggi vivere al di là di una lastra di vetro: non può sentirli né interpretarne le azioni, tutto è filtrato attraverso una voce narrante che finisce per essere la vera protagonista del romanzo. Tutto questo, unito ad una prosa ipotattica e raffinata ma a tratti laboriosa, fa sì che la bilancia penda troppo verso la precisione dell’introspezione psicologica, alle spese di personaggi che non bruciano di vita come meriterebbero.
La casa non si appartiene, né appartiene a chi l’ha costruita attorno a sé; appartiene, come sempre, in parte alle memorie che la abitano (anche inconsapevolmente, da chi ci vive in carne ed ossa), in parte alle esperienze che la abiteranno (e di cui gli spazi – segretamente – recano già le tracce).
Libro: La casa delle madri
Autore: Daniele Petruccioli
Edizione: Terrarossa Edizioni, 2020
Foto: Maria Lomunno Judd
Briefly In English: “La casa delle madri” is essayist and translator Daniele Petruccioli’s debut novel. Written in an elegant and complex prose and with deep insight into the psychology and dynamics of a dysfunctional family, this book tells the story of Elia and Ernesto, two twin brothers who struggle to understand each other and inevitably grow apart. Their father Speedy struggles with his feelings of inadequacy and eventually leaves the family; their mother Sarabanda is the centre of the twins’ world, but in spite of her emotional intelligence and her dedication her sons can’t find balance and stability and are left in a constant need of validation. Their story is set against the background of two houses whose walls have witnessed and retained the lives and memories of several generations of the family.
