I disastri della guerra secondo Ricardo Menéndez Salmón

desastres_de_la_guerraNonostante i progressi scientifici e il proliferare di teorie più o meno credibili a riguardo, la mente umana resta un mistero insondabile. Prendiamo il male, nelle sue manifestazioni concrete: l’uomo è l’unico essere vivente capace di cattiveria illimitata e ingiustificata, e il Novecento ha dato ampiamente prova di questo. Ma è anche un fatto esclusivamente umano il rifiuto del male, il tentativo di resistenza ad esso, la volontà di sconfiggerlo, il restarne sopraffatti. È del tutto particolare, e di profonda valenza metaforica, il trauma che subisce Kurt, protagonista de La Ofensa di Ricardo Menéndez Salmón, di fronte ad un evento di crudeltà assoluta.

La determinazione temporale è precisa: 2 gennaio 1941. Il luogo è la Francia gravata dall’occupazione nazista. Kurt è un soldato tedesco, ha 24 anni, la guerra l’ha strappato alla sua famiglia e al suo mestiere di sarto. Solo due giorni prima, Kurt scriveva ai suoi genitori che la guerra era stata per lui un peregrinare privo di senso, e che iniziava a mancargli l’azione. Ma il 2 gennaio un cavallo al galoppo entra nell’accampamento tedesco, ha gli occhi fuori dalle orbite, sembra impazzito: il suo cavaliere, un soldato tedesco, è stato ucciso e decapitato. La rappresaglia non tarda ad arrivare: il comandante Löwitsch ordina che tutti gli abitanti del villaggio si riuniscano nella piazza, gli uomini in prima fila; hanno sessanta minuti per consegnare l’assassino della sentinella ai tedeschi, e ogni quarto d’ora uno degli uomini viene ucciso. Dopo l’uccisione del quarto uomo, tutta la popolazione rimasta viene ammassata in una chiesa, le cui porte vengono sprangate, e a cui viene dato fuoco: Kurt assiste all’eccidio, sviene: quando si risveglierà, avrà perso del tutto la sensibilità, fisica e psichica. Letteralmente, il suo corpo non sente più nulla, ha rinunciato al suo ruolo di tramite tra anima e mondo; il dolore di Kurt è immenso, ma non può manifestarlo in nessun modo. L’esercito tedesco lo abbandona in una clinica, dove diventa un caso di studio scientifico. Poi la fuga, verso Londra, con Ermelinde, infermiera innamorata di lui, e inizio apparente di una nuova vita. Ma, verità della vita così radicata da diventare un tòpos letterario, voltare davvero pagina è difficile, talvolta impossibile, e il passato e le nostre radici torneranno sempre a farci visita.

Che cosa rappresenta questa perdita di sensibilità di fronte all’evento traumatico? È, nell’immediato, una reazione di autodifesa: il corpo e la psiche subirebbero una devastazione tale dalla contemplazione dell’evento, che decidono di non contemplarlo affatto, e di non contemplarne più nessuno. Una forma di “fortunata atarassia”, dettata dall’istinto di conservazione. Ma è stato lo stesso Menéndez Salmón a parlare, in merito a La Ofensa e al personaggio di Kurt, di “atarassia negativa”: una forma di distacco, di chiusura nella propria piccola realtà e di rifiuto di agire nel mondo che hanno determinato, e continuano a determinare, forme di ingiustizia e di orrore che molto spesso stridono con il contesto in cui avvengono: società avanzate, con alle spalle un passato culturale glorioso. E Kurt può essere un personaggio rappresentativo di questa tendenza anche per il distacco dalla realtà che sin dall’inizio lo caratterizza, e che è preludio alla sua malattia: è un’anima sempre in equilibrio sul confine fra due mondi, e non riesce a far parte di nessuno dei due; è un outsider, che resta al di fuori dell’esaltazione ideologica di cui sono schiavi i suoi compagni, ma neanche la dimensione familiare è per lui un rifugio, non ne sente realmente la mancanza: non vuole restare, non vuole andare.

La Ofensa (pubblicato in Italia da Marcos y Marcos) colpisce per la profondità del tema, e per la perfetta, paradossale semplicità con cui è trattato: un linguaggio essenziale; tre diverse sezioni che si alternano tramite dissolvenze, e non passaggi netti; personaggi secondari che, seppur vitali per lo svolgimento della vicenda, restano sullo sfondo, privi di una caratterizzazione precisa, di quella consistenza reale e universale che sembra essere riservata solo al protagonista.

Ricardo Menéndez Salmón, La Ofensa, Seix Barral, 2006

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