Letteratura e società: i primi dieci anni di vita di Words Without Borders

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Creare un ponte fra culture distanti, aprire una finestra sulla molteplicità dei punti di vista, offrire ai lettori di lingua inglese, attraverso la voce di autori di lingua straniera, verità alternative a quella imposte dal loro sistema culturale. Così descritta, la mission di Words Without Borders sembra appartenere più a un’impresa sociale che a una rivista letteraria, e, difatti, ha un significato prettamente sociale il presupposto da cui questo progetto americano è partito: la letteratura è l’arma più efficace per combattere l’ignoranza, e combattere l’ignoranza significa eliminare l’intolleranza, prevenire l’odio e, di conseguenza, la guerra.

Giunta al decimo anniversario, Words Without Borders è prima di tutto una rivista letteraria online, che si occupa di tradurre, pubblicare e promuovere letteratura proveniente da ogni parte del mondo: narrativa (racconti ed estratti da romanzi), poesia, dramma, saggistica, interviste. Realizza poi, in collaborazione con case editrici, antologie in carta stampata (cinque finora), e promuove, infine, collaborazioni con insegnanti al fine di introdurre nelle scuole americane e inglesi lo studio della letteratura di diversi Paesi per stimolare nei ragazzi la conoscenza e la comprensione di altre culture, abituarli alle differenze e renderli cittadini del mondo a tutti gli effetti.

Abbiamo incontrato Samantha Schnee, traduttrice dallo spagnolo, attiva in diverse iniziative nell’ambito della promozione della traduzione letteraria e fondatrice di Words Without Borders insieme ad Aliane Salierno Mason e Dedi Felman. Ci ha raccontato in quali circostanze questa associazione no profit è nata: «Abbiamo lanciato Words Without Borders nel 2003, con scritture dall’Iran, dall’Iraq e dalla Corea del Nord, perché nel marzo di quell’anno era scoppiata la seconda guerra del golfo e il presidente Bush, nella retorica con cui giustificava l’invasione, aveva parlato di “Asse del Male”, accomunando in questo concetto questi tre Paesi, due dei quali provenivano da guerre che erano costate loro moltissimo in termini di vite umane. Volevamo mostrare di cosa si stessero occupando gli scrittori contemporanei in questi tre Paesi, sia per evidenziare le affinità tra loro e noi, accomunati dall’appartenenza all’Umanità, sia per celebrare le differenze culturali. Il progetto è nato, in sostanza, per abbattere l’ignoranza». La prima antologia firmata Words Without Borders nasce quindi per rispondere ad esigenze storiche ben precise. Intitolata Literature from the “Axis o Evil” – Writing from Iran, Iraq, North Korea and Other Enemy Nations e pubblicata da The New Press nel 2006, essa raccoglie 21 opere di narrativa e poesia provenienti, oltre che dai tre Paesi citati nel titolo, anche da Siria, Libia, Sudan e Cuba.

Il progetto ha anche, inevitabilmente, una valenza prettamente letteraria, perché tenta di approcciarsi ad un problema molto sentito nel mondo editoriale anglosassone: la resistenza del mercato alla letteratura straniera in traduzione e la conseguente difficoltà, da parte delle case editrici, di investire su di essa. Secondo Samantha Schnee, «la letteratura in traduzione rappresenta un grande problema nel mondo anglosassone perché l’inglese è ormai la lingua franca del business globale, industria editoriale compresa». D’altra parte, l’inglese è ormai «una specie di “stanza di compensazione”, un viatico che permette ad un’opera di passare dalla propria lingua d’origine a molte altre lingue parlate in tutto il mondo. Per esempio, un autore croato che volesse vedersi pubblicato in Cina, ha molte più possibilità di riuscire nell’impresa se esiste una traduzione inglese della sua opera, perché è decisamente più probabile che gli editori e i direttori editoriali cinesi sappiano leggere in inglese piuttosto che in croato. Questa è un’altra delle ragioni per cui abbiamo fondato Words Without Borders». Creare, quindi, un ponte non solo fra culture diverse, ma anche fra industrie editoriali di diversi Paesi, tenute lontane dal problema della lingua.

Sul problema della “resistenza alla traduzione” da parte del mercato editoriale anglosassone, Samantha si esprime con moderato ottimismo: «Avendo vissuto a Londra negli ultimi quattro anni, ho notato una seppur modesta rinascita dell’arte della traduzione e della promozione della letteratura tradotta. Molti sono gli sviluppi positivi, molte le nuove iniziative, e credo che collaborando con i nostri colleghi d’oltreoceano otterremo cambiamenti ancora più significativi. In Germania e Francia sono nati progetti eccellenti, volti per esempio a scovare e promuovere autori asiatici e africani. Ma molto altro può ancora essere fatto».

Nel novembre del 2012, Words Without Borders ha ottenuto un cospicuo contributo da parte del NEA (National Endowment for the Arts), un’agenzia governativa americana che si occupa di finanziare progetti culturali innovativi e di particolare valore sociale. Sostenere Words Without Borders si può, tramite donazioni o proponendo letteratura da tradurre. Nell’attesa, e con l’auspicio, che un progetto simile nasca anche in Italia.

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