“Euforia”: se l’ossessione amorosa oscura il talento

È indiscutibile che il talento femminile ai tempi del patriarcato sia subordinato al giudizio sulla vita privata di chi lo possiede, e la figura di Sylvia Plath è l’epitome di questa realtà. La sua depressione cronica e la storia tormentata con Ted Hughes, sfociati nel suicidio a 31 anni, hanno preso il sopravvento, nei media e nell’immaginario collettivo, su un talento letterario che ha generato La campana di vetro e un’opera poetica degna del Pulitzer.

Euforia della scrittrice svedese Elin Cullhed non fa eccezione. Molto acclamato in patria, questo romanzo è un lungo monologo di Plath, che incontriamo qui nel suo ultimo anno di vita, incinta del secondo figlio Nicholas, nella vecchia canonica in Devon in cui la coppia si è da poco trasferita con la primogenita Frieda. Cullhed precisa in una breve introduzione che il libro non deve essere inteso come una biografia di Plath e che nel contesto del romanzo la scrittrice americana non è altro che un personaggio letterario, la cui funzione è quella di rappresentare dilemmi e angosce comuni a molte donne. È difficile, tuttavia, scindere le pagine di Euforia da ciò che è noto della vita reale di Sylvia Plath e non immaginare che sia proprio la scrittrice a parlare, se non fosse per il fatto che queste pagine cadono in pieno nello stereotipo prevalente di una Sylvia Plath instabile e ossessiva.

Se l’intenzione di Cullhed era quella di rappresentare il conflitto interiore di Plath fra maternità e realizzazione personale, fra la cura della famiglia e il bisogno di scrivere, il personaggio che costruisce è una donna che fin da subito mette in chiaro la sua instabilità mentale e la totale dipendenza emotiva dal marito: dal suo giudizio, dal suo desiderio sessuale per lei, dalla sua stessa presenza fisica (“Quell’orribile vuoto patologico quando Ted non era in casa. Avrei potuto sparare a un’anatra e lasciarla sventrata in giardino come monito, oppure a un bambino, perché no. Ted doveva capire, Ted doveva capire davvero che cosa mi faceva quando mi lasciava sola a quel modo”). Nonostante qualche accenno al desiderio di solitudine per scrivere e alle ansie per la sua carriera di scrittrice, la Sylvia Plath di Cullhed sembra più che altro ossessionata dalla necessità di guadagnarsi l’approvazione intellettuale e sessuale di Hughes; proiettata verso la poesia come status sociale più che come arte (“Ero una figlia ingrata. Avevo avuto tutto quello che avevo desiderato. Ben presto avrei realizzato il sogno plathiano: due bambini, in quattro. Marito che scrive. Io che scrivo. Titolare di una borsa di studio”), gelosa e sprezzante nei confronti di tutte le donne che incontra e che sembrano mostrare interesse per il marito (gelosa a volte a ragione, come nel caso di Assia Wevill, futura amante di Ted Hughes, di cui dice: “Ma la cosa brutale di Assia Wevill era il suo essere intelligente e attraente allo stesso tempo. E, cosa ancora peggiore, lei era bellissima in modo diverso da me. Non aveva ancora partorito – non aveva mai dato alla luce un figlio –, il che faceva venire voglia agli uomini di montarla. Fanciulle del genere non potevano andare in giro non fecondate sulla terra, qualcuno doveva svuotare il loro proprio seme e ingravidarle. Era questo il disegno per la donna e l’uomo, non ci potevo fare niente”). Si tratta, infine, di una donna che sembra essere già conscia della tragedia imminente, consapevole di esistere in una bolla di falsa felicità che presto scoppierà.

Ciò che non convince di Euforia non è la fedeltà alla psicologia di Sylvia Plath, che è un problema secondario sia perché non ci sono termini di paragone (chi può dire di saper comprendere e ricostruire sfumature così intricate della mente di una persona? E anche gli scritti più personali di Plath disponibili, come le lettere e i diari, non sono in realtà anch’essi letteratura in un certo senso?) sia perché il libro, come già detto, non ha finalità biografica. Il problema in Euforia sono le motivazioni dietro al progetto: perché ritornare sullo stereotipo di una figura già così abusata, senza aggiungere nessuna chiave di lettura nuova e facendola esprimere come forse mai si sarebbe espressa? Perché non optare, piuttosto, per una storia originale come metafora di temi così profondi come la libertà personale, la salute mentale, l’affermazione di sé?

Rimaneva soltanto una cosa da fare, ancora una cosa da adorare, adesso che Ted non esisteva più:
La scrittura.
La scrittura.
Il romanzo.
IO.
con questo pensiero mi sdraiai ansimante.
Il battito rallentò, mi addormentai.

Libro: Euforia. Un romanzo su Sylvia Plath
Autrice: Elin Cullhed
Titolo originale: Eufori
Traduttrice: Monica Corbetta
Edizione: Mondadori, 2022
Foto: Maria Lomunno Judd

Briefly in English: Euforia is a fictionalization of Sylvia Plath’s last year and a portrait of a woman struggling with mental health, an obsessive love for her husband, motherhood and the difficulties of building a career as a writer. The author’s intention is to reflect on issues that are common among women who try to fight for their space in a very unequal world.

Lascia un commento