Unioni civili in Italia? Vorrei, ma non posso

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La questione dei matrimoni egualitari è da anni centro di forti dibattiti nel mondo e la cronaca delle scorse settimane ha messo in risalto come la questione sia ritornata di stretta attualità, in relazione ai recenti sviluppi del dibattito politico che si stanno prospettando negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Francia.

Nel maggio 2012 il Presidente Barack Obama, durante un’intervista registrata per la rete ABC News, ha dichiarato il suo sostegno al matrimonio omosessuale dicendo: «credo che le coppie dello stesso sesso dovrebbero avere la possibilità di sposarsi».
Durante il suo primo mandato, Obama non aveva preso posizione in modo chiaro sulla questione, ma con questa dichiarazione si è distinto come il primo Presidente della storia degli Stati Uniti a dichiararsi favorevole ai matrimoni gay.
Secondo i sondaggi, la maggioranza dell’opinione pubblica americana è favorevole alle unioni legali tra le persone dello stesso sesso. Il compito di certificare questa trasformazione nei costumi sociali dovrebbe arrivare con la storica, futura sentenza della Corte Suprema sul Defence of Marriage Act (il Doma), ovvero con l’abrogazione della legge che riconosce solo il matrimonio tra uomo e donna, firmata da Bill Clinton nel 1996.

Un vento nuovo, dunque, che soffia un po’ ovunque ma non in Italia, dove all’indomani del bis elettorale di Obama e l’affermazione dei referendum sulle nozze gay in alcuni Stati americani, la Commissione Giustizia della Camera bocciava nuovamente il testo base per una legge contro l’omofobia, che prevedeva l’estensione della legge Mancino del 1993 (che assicura protezione «contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose a tutte le minoranze»).

Tuttavia, se sul piano istituzionale le parti in conflitto restano tendenzialmente le medesime, irremovibili nelle proprie posizioni, sul piano dell’opinione pubblica un cambiamento sembra effettivamente in atto.
In un rapporto Istat pubblicato nel maggio 2012 si legge che il 61,3% dei cittadini tra i 18 e i 74 anni ritiene che in Italia gli omosessuali siano molto o abbastanza discriminati, l’80,3% che lo sono le transessuali. Ma soprattutto la maggioranza degli intervistati (il 62,8%) è favorevole al fatto che una coppia di omosessuali che convive possa avere per legge gli stessi diritti di una coppia sposata; mentre il 43,9% è in linea con l’affermazione «è giusto che una coppia omosessuale si sposi se lo desidera».

I diritti-doveri delle coppie composte da persone dello stesso sesso e la diversificazione degli istituti familiari nella legislazione italiana sono un obiettivo prioritario nella battaglia di piena cittadinanza di gay, lesbiche e transessuali e irrinunciabile per il pieno riconoscimento civile e sociale dell’affettività.

Per avere più chiare le motivazioni della comunità LGBTQ e del tipo di esclusioni e difficoltà in cui quotidianamente incorrono migliaia di omosessuali italiani che costituiscono nuclei familiari, e oggi non hanno la possibilità di regolamentare il proprio rapporto, basta scorrere un elenco di ciò che per le famiglie eterosessuali che contraggono matrimonio è un diritto o dovere acquisito: il riconoscimento pubblico della dignità dell’affettività, l’assenza di regime patrimoniale di coppia concordato, l’eredità, la previdenza sociale e reversibilità della pensione, tutele e garanzie per il partner debole in caso di separazione, il permesso di soggiorno per il partner extracomunitario, la parità con le altre coppie nelle graduatorie occupazionali e nei concorsi pubblici, i diritti sul lavoro come i congedi lavorativi, la costituzione di imprese familiari, l’assistenza ospedaliera e penitenziaria, le decisioni relative alla salute in caso di incapacità, la successione nel contratto d’affitto e il diritto di permanenza nell’abitazione comune in caso di morte del partner contraente, gli sconti famiglia e così via.

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Qualcosa sul piano giuridico sembra però cambiare in senso positivo.
Il 12 aprile scorso, Franco Gallo, presidente della Corte Costituzionale, ha inviato l’ennesima sollecitazione al legislatore cui chiede di intervenire su due temi delicati: la modifica della legge elettorale vigente, il cosiddetto ‘Porcellum’, e i diritti delle coppie gay.
In particolare Gallo ha affermato che «la Corte ha escluso l’illegittimità costituzionale delle norme che limitano l’applicazione dell’istituto matrimoniale alle unioni tra uomo e donna, ma nel contempo ha affermato che due persone dello stesso sesso hanno comunque il diritto fondamentale di ottenere riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri, della loro stabile unione», invitando di fatto il Parlamento a legiferare sulla questione.
Queste importanti dichiarazioni, va ricordato, fanno seguito a una sentenza (la n. 4184/2012) depositata il 15 marzo 2012 dalla Corte di Cassazione, con la quale c’è stata un’apertura verso il riconoscimento della famiglia omosessuale, affermando che, in alcune specifiche situazioni, le coppie omosessuali hanno il pieno diritto di rivolgersi al giudice, per far valere il diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata. Nella stessa pronuncia, si afferma che i componenti della coppia sono titolari del diritto alla vita familiare, del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni. La Cassazione ha, inoltre, precisato che la differenza di sesso non è più da considerare quale elemento naturalistico del matrimonio.

In rapida diffusione nel nostro Paese sono però i Registri Comunali delle Unioni Civili, un elenco dove iscrivere, secondo la distinzione operata dalla legge, le persone legate da vincoli non legali (quali matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela), ma da vincoli affettivi e di reciproca solidarietà. Con l’espressione ‘unioni civili’, dunque, si definiscono tutte quelle forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, che possono riguardare sia coppie di diverso sesso, sia coppie dello stesso sesso.

Empoli fu il primo Comune italiano ad adottare il Registro nell’ottobre 1993; mentre la città della Spezia, nel giugno 2006, fu la prima a decidere di aprire agli omosessuali il Registro delle Unioni Civili, determinando l’equiparazione amministrativa delle coppie di fatto a molti fini. Ad oggi sono 126 i Comuni dotati di un Registro delle Unioni Civili.
Per correttezza di informazione non si può tuttavia nascondere un palese insuccesso di questo provvedimento: nella città di Bologna il Registro esiste dal 1999 e pare non vi sia alcuna coppia iscritta, a Varese è stato bloccato e a Gubbio è stato cancellato “per inutilità”, mentre a Napoli sono iscritte sei coppie e a Firenze sono solo sette le coppie omosessuali iscritte.

Al di là di questo dato e delle motivazioni che possono aver determinato il ‘flop’ dei Registri, la notizia vera è invece come ancora l’Italia, culla del diritto e fondatrice dell’Unione Europea, sia ancora nella situazione di fanalino di coda del consesso dei paesi avanzati. Pertanto, per dirla con Ivan Scalfarotto, deputato del PD e attivista italiano, impegnato per i diritti LGBTQ, è necessario continuare «a lavorare per il matrimonio egualitario fino a quando l’obiettivo dell’uguaglianza piena tra i cittadini non sarà stato raggiunto».

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