Dal Benfica a Wimbledon, se la maledizione strega lo sport

Fred Perry, Babe Ruth e Béla Guttmann

«Maledizione: fenomeno destinato a prolungarsi nel tempo e a impedire con tragicomici eventi il destinarsi di traguardi gioiosi a opera di sportivi che nessuna colpa hanno commesso, se non quella di nascere al posto e nel momento sbagliati».
Una catena degli infausti avvenimenti di cui sopra s’è interrotta non più indietro di una settimana fa, sui prati tennistici più celebri del pianeta: Andrew Barron Murray è il nome da segnarsi per raccontare di chi ha saputo prendere la storia dello sport e farla svoltare, dopo che la direzione avversa agli inglesi sembrava l’unica possibile dai tempi di Perry Fred. Il prode Frederick vinse il torneo preferito dagli Dei del Gioco – parliamo di Wimbledon – per tre volte. Era il 1936 quando le sue mani delicate e pre-imprenditoriali alzavano il trofeo per l’ultima volta. Fin qui, ancora nulla di strano, manca certo un piccolo dettaglio: nessun suddito di Her Majesty avrebbe più imitato il Perry per qualche tempo; non dieci, non venti, ma settantasette anni.
Continua a leggere…

Stefano Cucchi, morto di inciviltà

Stupore e indignazione hanno accompagnato la sentenza di primo grado emessa ieri, nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, sul caso Stefano Cucchi: dei dodici imputati, 5 medici sono stati condannati per omicidio colposo e uno per falso ideologico (tutti con pena sospesa); assolti, invece, i tre infermieri e le tre guardie carcerarie, perché “il fatto non sussiste”.
La reazione del pubblico presente in aula alla lettura della sentenza è stata immediata: nella confusione di voci, la parola “assassini” è stata scandita con forza. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha parlato di tradimento da parte della giustizia e ha manifestato comprensione verso coloro che decidono a priori di non affidarsi a processi che sono principalmente “processi alla vittima, al morto, alle famiglie”, ma ha anche assicurato che continuerà a lottare affinché la verità emerga per intero e la morte di suo fratello abbia finalmente giustizia.Continua a leggere…

Leggi e omofobia: se la sessualità diventa un reato

© Anna Kutukova

La comunità LGBT – sigla che raccoglie il mondo omosessuale a 360 gradi, lesbiche, gay bisessuali, transessuali, trangender – sta ottenendo in tutto il mondo numerose vittorie sul piano giuridico. Eppure, dando uno sguardo alla mappa dei diritti di gay e lesbiche stilata da Amnesty International, in più di ottanta Paesi del mondo l’omosessualità è considerata un reato. In Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Qatar, Sudan, Yemen e negli Stati della Federazione della Nigeria che applicano la sharia, i rapporti fra persone dello stesso sesso sono puniti con la pena di morte. In Cina per lo stupro omosessuale sono previsti solo quindici giorni di detenzione e solo nel 2001 l’omosessualità è stata rimossa dai disordini mentali.

Continua a leggere…

Franca Rame: l’arte (e un blog) a sostegno delle donne

20130529_1

A pochi giorni dalla morte di Don Andrea Gallo se ne va un altro simbolo della storia del nostro Paese, un altro esponente di quella corrente di “non rassegnati” di cui, a ottantaquattro anni, faceva ancora parte: Franca Rame si è spenta ieri a Milano; oggi la città le dà l’ultimo saluto nella camera ardente allestita al Piccolo Teatro. Nata in una famiglia di attori da generazioni e cresciuta in teatro, con Dario Fo abbracciò l’utopia sessantottina e portò avanti un progetto di teatro militante. Come Rafael Alberti e María Teresa León durante la guerra civile spagnola, la coppia recitava satire politiche e di controinformazione direttamente “al fronte” (fabbriche occupate, piccoli centri, palazzetti dello sport in cui poter radunare quanta più gente possibile), cercando il contatto con le realtà più disagiate: famiglie vittime della disoccupazione, carcerati.Continua a leggere…

Omofobia: quando il razzismo colpisce i sentimenti

No_omofobia_1

«Che cosa esiste in ogni angolo del mondo,  è accettato e celebrato in alcuni Paesi, ma è illegale in settantasei? Che cosa è nascosto per paura di pubblica umiliazione, incarceramento, tortura o persino pena di morte in sette Paesi? Che cosa rende possibile trattare alcune persone come cittadini di seconda classe ovunque vadano? Che cosa fa sì che i bambini vengano buttati fuori di casa, studenti tiranneggiati ed espulsi dalle scuole e lavoratori licenziati senza motivo? Che cosa esiste in ogni Paese, da sempre, ma è ancora considerata anormale? La risposta? Essere gay, lesbica, bisessuale, trasgender. In tutto il mondo milioni di persone affrontano violenza e discriminazione solo per essere ciò che sono».Continua a leggere…

Abbandonarsi alla morte dolce: la nuova dignità dell’ultima scelta

AcrobataCliniche della morte dolce. Il tema della morte, dell’ingresso nella morte, ha deciso e decide divieti, regole, costumi e tabù di pressoché ciascuna aggregazione umana della storia. In una civiltà, quella che siamo abituati a chiamare occidentale, che ha eliminato le privazioni e le negatività come mai in altre epoche, la morte ha progressivamente cessato di rappresentare un evento tanto ineluttabile quanto imprevedibile. Le implicazioni di questo processo hanno fatto sì che l’immaginario della morte divenisse sempre meno il disegno di un confronto col Destino e sempre più il simbolo della capacità individuale di dominare il proprio, di destino.

Continua a leggere…