A pochi giorni dalla morte di Don Andrea Gallo se ne va un altro simbolo della storia del nostro Paese, un altro esponente di quella corrente di “non rassegnati” di cui, a ottantaquattro anni, faceva ancora parte: Franca Rame si è spenta ieri a Milano; oggi la città le dà l’ultimo saluto nella camera ardente allestita al Piccolo Teatro. Nata in una famiglia di attori da generazioni e cresciuta in teatro, con Dario Fo abbracciò l’utopia sessantottina e portò avanti un progetto di teatro militante. Come Rafael Alberti e María Teresa León durante la guerra civile spagnola, la coppia recitava satire politiche e di controinformazione direttamente “al fronte” (fabbriche occupate, piccoli centri, palazzetti dello sport in cui poter radunare quanta più gente possibile), cercando il contatto con le realtà più disagiate: famiglie vittime della disoccupazione, carcerati.
Negli anni ’70, Franca Rame si impegna nel movimento femminista; nel 1973 è vittima di uno stupro politico rimasto impunito, del dolore per il quale nasce “lo Stupro”, toccante monologo recitato per la prima volta nel 1975, e dedicato «a tutte le donne e a tutti gli uomini». Un impegno che ha accompagnato tutta la sua vita, quello dei diritti delle donne, e che la sua tragedia personale non ha fatto altro che rafforzare. Il blog che, tra mille altri impegni, dal 2010 curava per Il Fatto Quotidiano, è disseminato di articoli che affrontano il tema da più punti di vista. Toccante la lettera di Maria, donna stuprata e barbaramente picchiata da un “ragazzo per bene” nel 2001 a Milano, fra l’indifferenza, addirittura il disprezzo dei passanti che l’avevano «scambiata per un’albanese», come se esistessero donne meritevoli di stupro per cittadinanza.
Controversi gli articoli polemici in difesa di alcune donne secondo Franca Rame facili bersagli dell’opinione pubblica. Come Veronica Lario, contro cui Lidia Ravera si scagliò in un articolo definendo immorali i tre milioni di euro mensili di cui l’ex moglie di Berlusconi beneficerà sino alla morte, a fronte di una crisi economica indomabile e a coppie “normali” costrette a restare insieme per non varcare la soglia della povertà. A difesa della Lario, Franca Rame parla con molta ironia della necessità per la signora di sputare sul denaro dopo essere stata oltraggiata in ogni modo, per essere veramente apprezzata dal giornalismo italiano, intendendo dire con questo che la ricchezza economica non rende una donna tradita e umiliata meno degna di solidarietà e comprensione.
Come, addirittura, Nicole Minetti, con la quale è davvero difficile schierarsi, ma che all’indomani della sua “cacciata” dalla giunta regionale lombarda diventa un capro espiatorio attraverso cui il Cavaliere cerca di ripulire la sua immagine. È, da un certo punto di vista, un’altra donna oltraggiata.
Posizioni discutibili? Discussa è stata, certo, gran parte della carriera del duo Fo-Rame. È, d’altra parte, ciò in cui incorre chiunque metta la propria arte al servizio del risveglio delle menti. È, anzi, ciò a cui artisti come questi aspirano. Ed è ciò che del “duo” più ci mancherà.

