Se l’obiettivo era girare un film “su nulla”, materializzando sullo schermo quello che Flaubert si proponeva di fare sulla carta, allora siamo davanti a un’opera riuscitissima. Perché il vuoto è il protagonista assoluto di questa carrellata sontuosa e decadente di musica a palla, corpi rifatti e sfatti, feste abbaglianti e residenze lussuose. La grande bellezza di Paolo Sorrentino è la realtà molto luccicante e molto cafona di un micromondo – quello salottiero della capitale – che vive all’eccesso spostandosi da un ricevimento all’altro quasi per inerzia. A fare da narratore ci pensa Toni Servillo, impeccabile nei panni di Jep Gambardella, scrittore e giornalista che ha scritto un solo libro molti anni prima e poi più niente – perché “Roma ti distrae”. E Roma permea tutto il film, si nasconde negli sfondi, rivela il lato più intimo nelle volte dei suoi antichi palazzi, si concede interamente nelle inquadrature che la ritraggono di giorno e di notte, sempre avvolgente, sempre splendidamente complice eppure sempre lontana, quasi indifferente ai drammi umani che vanno in scena dietro quel divertimento orgiastico cui nessuno sembra aver voglia di rinunciare.
In un continuo spuntare di scene interrotte e poi riprese, Jep – imperturbabile e sornione – s’imbatte nella caricatura di personaggi-tipo, dall’artista alternativa, alla ricca-borghese-comunista, all’attore in eterna ricerca di gloria passando per nobili decaduti, chirurghi, attrici in declino e spogliarelliste. Una sfilata luculliana di figurine cieche, sbandate, che un senso non lo trovano perché hanno da tempo rinunciato a cercarlo.
Nella marea di immagini, suggestioni e decibel, si fa largo a fatica il messaggio finale – di redenzione? – per cui si scomodano un cardinale e una suora in odor di santità: per ritrovarsi è importante tornare alle radici, riscoprire la vita sotto la patina di rumore che la ricopre. Troppo poco, forse, per farne un’epifania rivelatrice. Così, nonostante la fotografia (bellissima), l’interpretazione di Servillo (perfetta) e alcune battute ben calibrate, si ha l’impressione che il film non trovi del tutto compimento: si perde nel suo tono un po’ lezioso come un ben riuscito esercizio di stile che trova in se stesso il proprio appagamento. Come una diva che ammalia da lontano il suo pubblico adorante, esaltandosi e smarrendosi nella propria compiaciuta magnificenza.
Film: La grande bellezza
Regista: Paolo Sorrentino
Nazione: Italia, Francia
Anno: 2013


Film molto bello, capace di rappresentare il vuoto esistenziale di una società basata solo sulla ricerca del piacere come fine a se stesso. Grande Toni Servillo. Bello il commento di Claudia, ma non condivido il sottile pensiero negativo che si legge alla fine