Istanbul: cariche e lacrimogeni sugli indignados di Gezi Park

gezipark2

Si infiammano le strade di Taksim, uno dei quartieri più noti e più turistici di Istanbul. Dalla notte del 26 maggio scorso, centinaia e poi migliaia di cittadini sono scesi in piazza per protestare contro l’abbattimento di una delle poche aree verdi della città per costruire un centro commerciale. Durissima la reazione della polizia, che da due giorni sta caricando la folla con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Almeno un centinaio i feriti secondo l’Istituto per la sanità di Istanbul, tra cui un deputato del partito curdo Bdp, Sırrı Süreyya Önder, e Ahmet Sik, giornalista turco famoso per un libro critico verso il governo. Secondo alcune fonti, non confermate, una donna sarebbe morta in seguito agli scontri.

Sul banco degli imputati c’è lui, Recep Tayyp Erdogan, l’uomo di ferro a capo del partito islamico moderato Akp, accusato di dirigere il Paese con fare autoritario e di portarlo lentamente verso un’islamizzazione più radicale. Lui si limita a difendere l’operato della polizia e a ribadire alla folla che il progetto andrà avanti “qualunque cosa facciate”. D’altronde, il mega progetto rientra nell’ambizioso piano urbanistico che il premier turco vuole varare per fare di Istanbul la regina delle capitali: previsti un gigantesco aeroporto, la moschea più grande del mondo, un nuovo ponte sul Bosforo. E all’orizzonte il sogno delle Olimpiadi del 2020.

Di certo, Erdogan non aveva fatto i conti con la popolazione decisa a scendere in piazza e protestare, unita, forte, pronta a urlare la propria rabbia. Forte la mobilitazione sui social network, tanti gli appelli lanciati in rete e le testimonianze dirette raccolte dai media ufficiali, tra cui la Cnn; tante le foto postate su Tumblr e gli appelli lanciati da organismi umanitari come Amnesty International. Polemiche invece sulla copertura dei media turchi: se alcuni, come Hurriyet, coprono la notizia e riportano il numero dei feriti, altri – più filogovernativi – tacciono o riportano solo in modo parziale gli aggiornamenti. Intanto la protesta va avanti, cresce l’indignazione e si fa più chiaro lo scontro tra un governo sordo a qualsiasi richiesta dell’opposizione, e una parte del Paese sempre più insofferente verso il tentativo di Erdogan di imporre la propria idea di modernizzazione: sviluppo esponenziale dell’edilizia, accentramento sempre più marcato dei poteri e una costante opera legislativa per rafforzare “l’identità islamica” di un Paese che dal 1923 – anno della fondazione della Repubblica – ha fatto della laicità il principio cardine delle proprie istituzioni.

Lascia un commento