Egitto, l’urlo delle donne fra golpe e rivoluzione

© Mina Edward

Golpe o rivoluzione? Se è vero che le parole sono importanti, lo è più che mai per ciò che succede in questi giorni in Egitto: un precipitare degli eventi che ha visto milioni di persone scendere in piazza per protestare contro il presidente Mohamed Morsi, fino alla comparsa dell’esercito, deus ex machina che ha deposto Morsi e nominato capo di Stato ad interim Adly Mansour, presidente della Corte costituzionale egiziana. Una rivoluzione – secondo il fronte degli oppositori, riunitosi sotto l’etichetta di Tamarod (ribelli) – un golpe per i sostenitori di Morsi e della sua parte politica, quei Fratelli musulmani per decenni banditi dalla vita politica e tornati al potere nelle prime elezioni libere del dopo Mubarak.

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Istanbul: cariche e lacrimogeni sugli indignados di Gezi Park

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Si infiammano le strade di Taksim, uno dei quartieri più noti e più turistici di Istanbul. Dalla notte del 26 maggio scorso, centinaia e poi migliaia di cittadini sono scesi in piazza per protestare contro l’abbattimento di una delle poche aree verdi della città per costruire un centro commerciale. Durissima la reazione della polizia, che da due giorni sta caricando la folla con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Almeno un centinaio i feriti secondo l’Istituto per la sanità di Istanbul, tra cui un deputato del partito curdo Bdp, Sırrı Süreyya Önder, e Ahmet Sik, giornalista turco famoso per un libro critico verso il governo. Secondo alcune fonti, non confermate, una donna sarebbe morta in seguito agli scontri.

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