Se l’obiettivo era girare un film “su nulla”, materializzando sullo schermo quello che Flaubert si proponeva di fare sulla carta, allora siamo davanti a un’opera riuscitissima. Perché il vuoto è il protagonista assoluto di questa carrellata sontuosa e decadente di musica a palla, corpi rifatti e sfatti, feste abbaglianti e residenze lussuose. La grande bellezza di Paolo Sorrentino è la realtà molto luccicante e molto cafona di un micromondo – quello salottiero della capitale – che vive all’eccesso spostandosi da un ricevimento all’altro quasi per inerzia. A fare da narratore ci pensa Toni Servillo, impeccabile nei panni di Jep Gambardella, scrittore e giornalista che ha scritto un solo libro molti anni prima e poi più niente – perché “Roma ti distrae”. E Roma permea tutto il film, si nasconde negli sfondi, rivela il lato più intimo nelle volte dei suoi antichi palazzi, si concede interamente nelle inquadrature che la ritraggono di giorno e di notte, sempre avvolgente, sempre splendidamente complice eppure sempre lontana, quasi indifferente ai drammi umani che vanno in scena dietro quel divertimento orgiastico cui nessuno sembra aver voglia di rinunciare.

