Primo Maggio, resoconto di una giornata particolare

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©previsionari.it

Fra una piazza romana come di consueto gremita e una ex discarica tarantina finalmente arrabbiata, L’Italia ha festeggiato anche questo Primo Maggio. In settecentomila, a Roma, hanno applaudito Max Gazzè, Capossela e soprattutto gli Elii, la cui ironia questa volta si è scagliata proprio contro i luoghi comuni del Concertone e delle sue invettive “ai danni del capitalismo”; hanno contestato pesantemente il Pd e Berlusconi, le due facce (o la stessa, malamente camuffata) della medaglia politica italiana che solo in un Paese contraddittorio come il nostro possono essere contemporaneamente i più fischiati e i più votati; hanno applaudito il carabiniere ferito di fronte a Palazzo Chigi la scorsa settimana (mentre a Torino si inneggiava, sì, ma all’attentatore).Continua a leggere…

L’ideologia del rifiuto: una via di fuga dalle imperfezioni della realtà

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The Dead Mother and Child, 1897-9, particolare (Edvard Munch)

Confrontandomi negli ultimi anni con colleghi ed amici, mi sono reso conto che, sempre più spesso, le nostre posizioni andavano divergendo in merito alla situazione politica italiana e alle tendenze elettorali degli italiani. Poco a poco mi sono trovato a mettere in dubbio – e, dopo aver dubitato, anche ad abbandonare – molte mie convinzioni dettate dal sentire politico. Mi rendevo conto sempre di più che esse iniziavano a mettermi a disagio prima, farmi paura poi. La tendenza ad essere schifati dal degrado dell’attuale classe politica italiana, l’ho trovata una via di fuga troppo comoda e una salvezza troppo semplicistica.

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Il voto come l’amore: affidarsi all’altro in nome di un sogno

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Les amants – particolare (René Magritte, 1928)

L’amore è probabilmente il luogo in cui ci disponiamo quando, sorpresi dall’abbandono della consapevolezza, non siamo più sottoposti alle nostre stesse remore e, diciamo, «amiamo incondizionatamente». Si tratta, sembra, di qualcosa che diventa molto diverso dall’attrazione erotica: non è tanto o soltanto una questione di andare oltre il desiderio sessuale ma, per quanto la sorgente dell’amore sia così spesso proprio quella voglia di possedere ed essere posseduti, l’assoluzione dalle condizioni è uno spazio nuovo dalle caratteristiche irriducibili ad analogie o modelli in scala ridotta. Si consideri, innanzitutto, che rispetto al ribollire delle membra generato dalla brama erotica, un fermento che non ci si può pentire di definire “rivoluzionario”, l’amore sembra assolutamente destinato a un atteggiamento conservatore, quando non reazionario. Questo non significa affatto che amare comporti una condizione più pacifica, meno perturbante; è vero semmai il contrario: abitare lo stato dell’assenza di dubbi porta il sangue a bruciare nelle vene con ancor maggiore intensità. Si prende infatti a badare, in ciascun istante e per ogni dove, alle minacce di cambiamento che vengono da fuori, da chi o cosa osi tentare di insinuarli, quei dubbi che sono chissà come scomparsi. Un’angoscia spesso inversamente proporzionale, peraltro, alla concreta esistenza di tali minacce.

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L’uomo dietro l’atleta: in memoria di Pietro Mennea

fotomenneaL’ho incontrato un anno e mezzo fa: seguivo per un giornale una manifestazione in provincia di Milano, una marcia di bambini per sensibilizzare la cittadinanza a un uso responsabile dell’acqua. Atmosfera da festa di paese con sindaco, discorsi e buffet; Pietro Mennea era l’ospite d’onore. L’ho incontrato prima della corsa, in una sala un po’ in disparte. Spesso gli intervistati si fanno rincorrere mentre scivolano altrove, ti fanno parlare con un addetto stampa o non ti fanno parlare proprio. Lui invece ha alzato la testa mentre firmava cartoline, mi ha indicato con la mano la poltrona accanto e si è presentato. Lui – Pietro Mennea, record mondiale nel ’79 e oro olimpico a Mosca ’80 – si è presentato a me.

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La farsa del clown maldestro nel circo della politica

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En tierra de circo – particolare (© Alejandro Arrepol)

Quando uno spettacolo circense finisce fuori controllo e l’insofferenza del pubblico l’ha ormai condannato all’insuccesso, «Fate entrare i clown» è l’ultima speranza. E i clown entrarono. C’è un protagonista tra i clown, il clown maldestro, che casca e ruzzola, un pasticcione che combina una gaffe dietro l’altra, l’Augusto. Nella tradizione circense, l’Augusto è il movimento irrazionale che turba il controllo del clown Bianco. Questo razionale, elegante, raffinato; quello goffo, incapace e incontrollabile. Lo spettacolo non si può reggere soltanto sul clown Bianco. La sua perfezione è troppo. Irreprensibile, non può eccitare il riso, sentimento dell’ordine della compassione. Il meccanismo comico scatta grazie alle buffonate dell’Augusto, e al modo in cui costringe la ragione del Bianco a rincorrerlo, affannarsi, scardinarsi. L’esasperazione di questo modello scatena la risata e il bacchettone Bianco – che rappresenta il genitore, l’insegnante, il prete, in una parola: la Legge – provoca il godimento dello spettatore già solo là dove viene costantemente frustrato ed ecceduto dall’Augusto.

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Italianità e politica: l’attrazione-repulsione che diventa vergogna

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The Heroine Who had Committed A Great Crime (© Elena Ray)

Se si prova repulsione per qualcosa, tendenzialmente è qualcosa che coscientemente fa una tale paura o provoca una tale sensazione di estraneità da desiderare che esso sia lontano, esteticamente inaccessibile, che poi equivale ad inesistente. In questo senso, trovo sia inesatto parlare di provare ribrezzo per la situazione politica (ed elettorale) italiana, soprattutto se consideriamo che questo concetto è intimamente intersecato a quello, almeno contemporaneo, di italianità. Mi sembra molto più efficace, piuttosto, parlare di vergogna. La vergogna porta con sé il germe del coinvolgimento carnale, dell’esposizione indesiderata ma incontrollabile e incontrovertibile. È qualcosa che sembra affondare nella direzione del pudore. La condizione vergognosa mi riguarda e non smette mai di far vibrare questo a-riguardo-di-me. Ecco in cosa si sta: non si può avere solo in repulsione l’italianità ed essere italiani, non ce la si cava smarcandosi per via della propria presunta superiorità esistenziale. Piuttosto si è nella vergogna di essere italiani, una vergogna che tocca nel vivo, nel vivo della carne che ne esce marchiata.

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Giornata Internazionale della Donna 2013: cosa dobbiamo ricordare, contro cosa dobbiamo lottare

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Barbara Sukowa interpreta Rosa Luxemburg nel film di Margarethe Von Trotta (1986)

Nel corso degli anni l’8 marzo ha subito un processo di svalutazione, come la moneta o il titolo di studio. Oggi è, per molti, un’altra delle feste commerciali, di origine vagamente anglosassone, in cui i fiorai fanno orario continuato e ristoranti e pub approntano menu speciali, sperando di poter, per un giorno, allentare la morsa della crisi economica.
In realtà, le origini di questa celebrazione sono tutt’altro che commerciali, e tutt’altro che anglosassoni: dimentichiamo la storia del rogo di donne operaie alla fabbrica Cotton di New York, e cambiamo totalmente prospettiva, passando dalla produttiva America del primo Novecento alla Russia rivoluzionaria.Continua a leggere…

Camera da (e)letto: quel pudore che rende il voto segreto

C’è una relazione intima tra la camera da letto e la cabina elettorale? Appare con una certa evidenza, in effetti, come il movimento all’atto sessuale e quello all’atto votante convivano di un’analogia, forse meno sottile di quanto sembri sulle prime. Partiremo da un fenomeno estetico comune a entrambe le dinamiche: il pudore. Diciamo estetico e non morale perché è delle manifestazioni del pudore, e non tanto dei valori a esso sottesi, che si va tentando un’analisi. Il pudore (e la vergogna) è un affetto gemellato con il desiderio: erotismo e suo nascondimento si alimentano l’uno della pulsazione dell’altro, proprio nella misura in cui proviamo attrazione senza poterla confessare, almeno non completamente, meno che mai a noi stessi.

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