In memoria di Impastato, Moro e di tutti gli altri «morti di Stato»

moro_impastatoÈ datata 9 maggio 1978 una delle pagine più nere della storia italiana. È la mattina in cui il Paese si risveglia con la notizia del ritrovamento, in via Caetani a Roma, del cadavere di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana rapito dalle Brigate Rosse 55 giorni prima e ucciso dopo essere stato sottoposto ad un processo politico presieduto dal cosiddetto “Tribunale del Popolo”, e dopo l’interruzione delle trattative per la sua liberazione fra lo Stato Italiano e l’organizzazione terroristica.

La notte precedente, Giuseppe Impastato, in corsa alle elezioni comunali di Cinisi, Palermo, viene legato ai binari della ferrovia locale e fatto saltare in aria con del tritolo. “Onda pazza”, la trasmissione radiofonica attraverso cui Peppino, nato da famiglia mafiosa, denunciava i crimini dell’organizzazione ed esortava a combatterla, viene ridotta al silenzio. Il mandante dell’omicidio è Tano Badalamenti, che viveva a cento passi da casa Impastato e che viene condannato all’ergastolo solo nel 2002.

Cosa accomuna questi due omicidi, a parte la data? Non molto, per alcuni: si tratta di matrici diverse e di motivazioni che poco hanno a che vedere l’una con l’altra. Più di quanto si possa pensare, per altri: entrambe le organizzazioni criminali coinvolte operavano contro lo Stato ma in costante, sottile trattativa con esso.

Quello che è certo, è che il 9 maggio 1978 fu il culmine di un periodo tragico e controverso della nostra storia, i cui misteri e la cui complessità non sono stati ancora del tutto chiariti, ma le cui conseguenze sul presente delle istituzioni sono forti ed evidenti. Altra cosa certa è che se c’è una causa intangibile di queste morti è il potere, con la sua scia di ricatti e compromessi. Per questo, in una poesia dedicata a Peppino Impastato, il suo amico Guido lo include nella schiera dei «compagni morti di Stato». E il pensiero non può che correre anche ad Aldo Moro.

Peppino ti ricordi quando

mi hai aiutato a fare
la trasmissione su Fausto e Iaio
tu sapevi usare sempre le parole giuste
per ricordare che il potere
ha già fatto molti morti.
Hai pure voluto ricordare l’anniversario
di Pinelli, di Sacco e Vanzetti
hai sempre pensato a Francesco
a Walter, a Giorgiana, a Mauro
e a tutti gli altri compagni
morti di Stato.
Ora ti aspetto per pensare
anche a te
perchè non è vero che sei vivo
ma siamo noi che moriamo
sempre più dopo le vostre morti.

Guido (maggio 1978)

(dal sito Peppino Impastato, una vita contro la mafia)

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