È datata 9 maggio 1978 una delle pagine più nere della storia italiana. È la mattina in cui il Paese si risveglia con la notizia del ritrovamento, in via Caetani a Roma, del cadavere di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana rapito dalle Brigate Rosse 55 giorni prima e ucciso dopo essere stato sottoposto ad un processo politico presieduto dal cosiddetto “Tribunale del Popolo”, e dopo l’interruzione delle trattative per la sua liberazione fra lo Stato Italiano e l’organizzazione terroristica.Continua a leggere…
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Quando il linguaggio del terrore è un gioco da ragazzi
«La scrittura ha soprattutto a che fare con la responsabilità»: questa dichiarazione di Giorgio Vasta va letta, dal suo punto di vista, come capacità dello scrittore di prendersi cura della storia che sta raccontando e delle parole che sta usando per farlo; di controllare un mondo pieno di variabili e imprevisti quale è quello della scrittura, assumendosi il rischio di una sfida al refuso dalla quale uscirà inevitabilmente sconfitto. Dal punto di vista del lettore de Il tempo materiale, invece, questa frase è una chiave di interpretazione della storia e, soprattutto, la conferma di un’impressione: quella secondo cui l’autore di questo romanzo si è preso la responsabilità di ogni singola sillaba scritta.Continua a leggere…

