
È profondo e lieve il modo in cui Michele Ruol racconta la perdita indicibile, il dolore che invade corpo e mente diventando una presenza costante, assoluta. In Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia lo scrittore illumina i dettagli, gli angoli, gli oggetti che popolano distrattamente case e vite, e che diventano improvvisamente protagonisti quando il tempo si ferma e l’ordinario scorrere dell’esistenza si inceppa. Di fronte a un lutto troppo grande, lo sguardo d’insieme non si può sostenere: ci si rifugia allora nei gesti meccanici e negli oggetti del quotidiano. Sono loro, testimoni muti del tempo che fu, a raccontare una storia che intreccia l’assenza presente, i ricordi che arrivano come fitte dal passato, l’inaudita idea di un futuro impossibile da immaginare.
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