
Anno di grazia 1895. Sigmund Freud e Josef Breuer pubblicano gli Studi sull’isteria, il primo formula il concetto di inconscio e prende il via quella che egli stesso ebbe a definire “terza rivoluzione”, dopo quelle copernicana e darwiniana. Altra rivoluzione, non meno clamorosa, si sta compiendo altrove, negli stessi istanti. Louis e Auguste Lumière mostrano per la prima volta al pubblico le capacità di un macchinario di loro invenzione e chiamato cinématographe. Sarebbe miopia intenzionale quella di considerare la contemporaneità dei due eventi una mera coincidenza: cinema e psicoanalisi sono tecniche che sollevano, scardinano la tradizionale concezione del soggetto e sono quindi specchi di un’epoca che maturò in maniera decisiva questa messa in questione. Soggetto e percezione sono tematiche filosofiche se mai ne siano esistite alcune e per questo psicoanalisi e cinema ricevono le attenzioni privilegiate dei filosofi contemporanei. Massimo Donà si dedica proprio all’arte delle immagini-movimento, portando in scena il sempre atteso Platone e un altro attore invece più sorprendente.
