Giornalisti in Turchia: tra proteste e censura, cosa insegna Gezi Park

Ahmet Abakay

“Negli eventi iniziati in piazza Taksim e poi allargatisi a tutta la Turchia, i giornalisti sono diventati l’obiettivo principale della polizia”.
Ahmet Abakay, presidente dell’Associazione dei giornalisti progressisti della Turchia, traccia un bilancio della condizione dei media nel Paese, messi alla prova dalle proteste di Gezi Park. Da un lato la censura delle tv nazionali, dall’altro piccoli canali indipendenti che hanno trasmesso in diretta le manifestazioni, spesso subendo arresti e perquisizioni.

Quali pericoli hanno corso i giornalisti che hanno deciso di raccontare gli eventi di Occupy Gezi?
Molti di loro sono stati presi in custodia, alcuni picchiati. Ad alcuni è stato impedito di avvicinarsi, impedendo loro di fare il proprio lavoro. Giornalisti e reporter sono stati considerati manifestanti coinvolti nelle proteste e questo è stato fatto coscientemente, perché la polizia e il governo non volevano che fosse rivelata la verità su cosa stava succedendo. Non solo: alcune sedi di giornali, riviste e agenzie stampa sono state perquisite; alcuni redattori sono stati fermati. La stampa è stata trattata come un criminale. L’Akp ha voluto solo le notizie che lo supportassero, rifiutando istituzioni e giornalisti considerati oppositori. È una cosa inaccettabile e contraria alla democrazia, queste azioni si vedono solo nei regimi fascisti, eppure accadono sempre più spesso in Turchia.

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“We have already won”. Letter from a Turk to his country

© Engin Korkmaz

In the last few weeks I have been talking with many Turkish people: I listened to their stories, looked at pictures and videos they had sent me, chatted with them. I felt their hope and their anger, trying to understand their feelings and express them in my articles. Then, when you get emails like this one, a journalistic summary suddenly seems to be useless: you realize that such an email cannot be shortened and the only thing you can do is to translate it as literally as possible so that you don’t miss a word; because every sentence is important and the testimony of a young man has turned into a declaration of love for his people and his country. Here is the letter:

I am trying to follow international media since the start of the Turkish Resistance but I don’t think there is enough coverage from the world media that asks and answers these questions: ‘Who are they?’ and ‘What are they trying to do?’. I can’t blame them, even most of my friends who resist with me can’t clearly understand what is actually going on right now.