
Uno dei meriti di “Un amore” di Sara Mesa è la capacità di disorientare. È un romanzo che fa trattenere il respiro, come succede davanti a un quadro di difficile interpretazione: i colori sono scuri, le figure nebulose, traspare un senso di inquietudine, ma chi guarda non riesce a superare l’incertezza, non saprebbe puntare il dito contro cosa (quale figura, quale tecnica) sia responsabile di quell’angoscia, di quel senso di chiusura asfittica. Sembra quasi che la nebbia dell’incomunicabilità, uno dei temi fondamentali del libro, traspiri dalle pagine e avvolga chi legge.
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