
Il treno vive di una capacità di attraversamento che lo realizza laddove lo dispone nell’immaginario. Un treno fermo ha perciò qualcosa di inadeguato, trasmette all’occhio che lo osserva un senso di rottura: è il movimento di un treno – e non invece la sua stasi – a definirne una sorte di naturalità, di continuità, ed è al contrario la sua sosta a imporsi come discontinuità. Questo rapporto con lo spazio, che è già rapporto con il tempo, potrebbe a prima vista essere attribuito a qualunque veicolo, o mezzo di trasporto, stando ovviamente per tutti nello spostamento il fine originario. Tuttavia, forse per la singolare linearità del suo tragitto, forse per la sempre uguale e già ordinata sequenza delle fermate, il treno vive il tempo del movimento diversamente da ogni altro mezzo.
