
«Maledizione: fenomeno destinato a prolungarsi nel tempo e a impedire con tragicomici eventi il destinarsi di traguardi gioiosi a opera di sportivi che nessuna colpa hanno commesso, se non quella di nascere al posto e nel momento sbagliati».
Una catena degli infausti avvenimenti di cui sopra s’è interrotta non più indietro di una settimana fa, sui prati tennistici più celebri del pianeta: Andrew Barron Murray è il nome da segnarsi per raccontare di chi ha saputo prendere la storia dello sport e farla svoltare, dopo che la direzione avversa agli inglesi sembrava l’unica possibile dai tempi di Perry Fred. Il prode Frederick vinse il torneo preferito dagli Dei del Gioco – parliamo di Wimbledon – per tre volte. Era il 1936 quando le sue mani delicate e pre-imprenditoriali alzavano il trofeo per l’ultima volta. Fin qui, ancora nulla di strano, manca certo un piccolo dettaglio: nessun suddito di Her Majesty avrebbe più imitato il Perry per qualche tempo; non dieci, non venti, ma settantasette anni.
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