Il voto come l’amore: affidarsi all’altro in nome di un sogno

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Les amants – particolare (René Magritte, 1928)

L’amore è probabilmente il luogo in cui ci disponiamo quando, sorpresi dall’abbandono della consapevolezza, non siamo più sottoposti alle nostre stesse remore e, diciamo, «amiamo incondizionatamente». Si tratta, sembra, di qualcosa che diventa molto diverso dall’attrazione erotica: non è tanto o soltanto una questione di andare oltre il desiderio sessuale ma, per quanto la sorgente dell’amore sia così spesso proprio quella voglia di possedere ed essere posseduti, l’assoluzione dalle condizioni è uno spazio nuovo dalle caratteristiche irriducibili ad analogie o modelli in scala ridotta. Si consideri, innanzitutto, che rispetto al ribollire delle membra generato dalla brama erotica, un fermento che non ci si può pentire di definire “rivoluzionario”, l’amore sembra assolutamente destinato a un atteggiamento conservatore, quando non reazionario. Questo non significa affatto che amare comporti una condizione più pacifica, meno perturbante; è vero semmai il contrario: abitare lo stato dell’assenza di dubbi porta il sangue a bruciare nelle vene con ancor maggiore intensità. Si prende infatti a badare, in ciascun istante e per ogni dove, alle minacce di cambiamento che vengono da fuori, da chi o cosa osi tentare di insinuarli, quei dubbi che sono chissà come scomparsi. Un’angoscia spesso inversamente proporzionale, peraltro, alla concreta esistenza di tali minacce.

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