“Randagi”, le ferite del diventare adulti

Tra i finalisti del Premio Strega di quest’anno alcuni temi sembrano essere ricorrenti: il cambiamento, la ricerca di identità, l’affermazione di sé contro il peso di una generazione precedente i cui valori sono ormai al tramonto ma non sembrano mollare la presa sul presente. Come gli “Spatriati” di Mario Desiati, i “Randagi” di Marco Amerighi abbracciano la vita, ciascuno a proprio modo, per trovarne il senso. È una lotta che spesso implica la fuga e il tentativo più o meno riuscito di sradicarsi dai luoghi d’origine per ricominciare a crescere, più liberi, da qualche altra parte. È un processo segnato sempre dal rifiuto di un retaggio ingombrante, fatto di aspettative, schemi, sentieri già tracciati che impediscono di vivere pienamente.

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